Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

mercoledì 16 agosto 2017

Bono: Chi sono davvero i migranti che arrivano in Italia

Una settimana fa leggevo questo articolo e trovavo conferma da chi sa e non ha paraocchi ideologici e preconcetti da reiterare come un mantra a tante cose che immaginavo gia’. E’ un'intervista di Alessandro Giorgiutti ad Anna Bono, dodici anni di studi e ricerche passati in Kenya, già docente di Storia e Istituzioni dell' Africa all'Università degli Studi di Torino, recente autrice del saggio Migranti!? Migranti!? Migranti!?

Libero - L'esperta di Africa [Anna Bono] smonta le balle di Boldrini e Ong: "Ecco chi sono davvero gli immigrati che vengono in Italia" 
(...)  
Da dove partono gli immigrati che sbarcano nel nostro Paese? 
«Soprattutto dall'Africa subsahariana, in particolare dall'Africa Occidentale. Nigeria in testa, seguita da Senegal, Ghana, Camerun e Gambia. Africa a parte, un numero consistente viene da Bangladesh, Afghanistan e Pakistan. Siriani e iracheni in fuga dalla guerra sono una minoranza».
Si può farne un ritratto? 
«Quasi il 90% sono maschi, hanno perlopiù dai 18 ai 34 anni, con una percentuale importante di minorenni (stando almeno alle dichiarazioni al momento dell' arrivo). E viaggiano da soli. Pochissime sono le famiglie, a differenza di quanto accade per siriani e iracheni».

Quali sono le loro condizioni economiche?
 
«Per affrontare un viaggio clandestino - clandestino, va precisato, dalla partenza all'arrivo, e non soltanto nell'ultimo tratto via mare - bisogna affidarsi ai trafficanti. I costi sono elevati, nell'ordine delle migliaia di dollari. Ecco perché a partire sono persone del ceto medio (ormai più o meno un terzo della popolazione africana) con un reddito discreto».

Ma vah? Quello che avevo dedotto io da mo, che per pagare gli scafisti ci vogliono migliaia di euro e quindi - banale logica deduttiva - forse forse i veri poveri non se lo potevano permettere? Sono un genio io o dei falsari patentati i “giornalisti” dei TG? La seconda che ho detto.

Ma se hanno un reddito discreto perché partono?
 
«In Africa c'è una percentuale di popolazione giovane convinta che l'Occidente è talmente ricco che basta arrivarci per fare fortuna». 
E non li frenano i rischi del viaggio, la paura di morire prima di arrivare a destinazione? 
«Non so quanto sia chiara in Africa la consapevolezza di questi rischi. E in effetti un modo per diradare il flusso di partenze sarebbe promuovere campagne informative in loco sui pericoli e i costi del viaggio, e su cosa ci si deve aspettare una volta arrivati in Europa, in termini di disoccupazione giovanile e reali opportunità d' impiego. C'era un senegalese che aveva una mandria di mucche e dei tori. Tutto sommato una buona posizione. Ha venduto tutto per venire in Europa ed è morto in mare. Ma se anche ce l'avesse fatta, uno come lui, un semplice possidente, senza esperienze lavorative e senza conoscere la lingua, quale lavoro avrebbe potuto fare?».

Chi dà queste informazioni sbagliate sull'Europa?
 
«C'è un'immagine positiva dell'Europa veicolata dai mass media. Ma pesano anche altri fattori. Gli europei, agli occhi dell'africano medio, sono tutti ricchi. L'europeo è il turista che frequenta alberghi di lusso, oppure il dipendente dell'azienda occidentale che frequenta buoni ristoranti, ha una bella casa, l'automobile, magari l'autista. C'è poi un altro elemento.
Da decenni in Africa arriva dall'Occidente di tutto: medicine, cibo, vestiti. Le Ong scavano pozzi e costruiscono (ottimi) ospedali. Tutto gratis. Questo contribuisce all'idea di una prosperità senza limiti dell'Occidente.
Per concludere, c'è il ruolo dei trafficanti, che per alimentare il loro business hanno tutto l'interesse ad illudere le persone sul futuro roseo che troveranno in Europa».

Non esiste una controinformazione?
 
«In Mali dal 2014 il governo tenta una campagna di sensibilizzazione, anche con cartelloni nelle città, per far capire ai giovani che l'emigrazione non è una soluzione. Altri governi fanno lo stesso. E le conferenze episcopali locali organizzano incontri con i ragazzi per dissuaderli dal partire, presentando le testimonianze di chi è tornato indietro. Un lavoro non semplice, ma i governi europei potrebbero collaborare, magari promuovendo spot o finanziando alcune iniziative. Anche se poi, se un giovane si mette in testa di partire. Lo scorso settembre è partita dal Gambia una ragazzina di 19 anni: era il portiere della nazionale femminile di calcio. È annegata nel Mediterraneo. Chi la conosceva era sconvolto: quella giovane donna aveva realizzato in patria il sogno di molte ragazzine, eppure se ne era andata lo stesso, senza dir niente a nessuno. Sempre dal Gambia, a novembre è partito un famoso wrestler. Anche lui è morto in mare. Eppure guadagnava bene, e aveva ammiratori anche fuori confine, in Senegal. Si vede che qualcuno gli avrà messo in testa che, se in Gambia era famoso, in Europa sarebbe diventato milionario».

Le istituzioni internazionali vedono un'economia africana in forte crescita.
 
«Da oltre vent'anni il Pil continentale cresce a medie altissime. Nel 2017 la crescita media sarà del 2,6%. Grazie al petrolio, l'Angola ha conosciuto picchi del 17% e vanta un record di crescita del Pil tra il 2003 e il 2013 di quasi il 150%. Ma la crescita economica di per sé non coincide con lo sviluppo. Scarseggiano ancora gli investimenti in settori produttivi, infrastrutture, servizi».

Cosa frena lo sviluppo?
 
«Prima di tutto la corruzione, presente a tutti i livelli sociali, non solo al vertice, che fa sprecare risorse enormi. Pensi che nel 2014 in Nigeria l'ente petrolifero nazionale avrebbe dovuto incassare 77 miliardi di dollari, invece ne ha incassati solo 60. I governi, inoltre, hanno puntato per convenienza politica su una crescita eccessiva del settore pubblico. A tutto questo si accompagna il tribalismo, altro freno allo sviluppo».

È giusto dire «aiutiamoli a casa loro»?
 
«Ma l'Occidente già lo fa: da decenni trasferisce grandi risorse finanziarie, umane e tecnologiche in Africa. Gli aiuti alla cooperazione internazionale nel 2015 hanno toccato i 135 miliardi di dollari. Ma la Banca Mondiale qualche anno fa, parlando della Somalia, aveva calcolato che su ogni 10 dollari consegnati alle istituzioni governative, 7 non arrivavano a destinazione».

Abbiamo parlato della maggioranza degli immigrati. C' è poi la minoranza di chi fugge da guerre e dittature.
 
«Su 123 mila domande di status di rifugiato nel 2016 ne sono state accolte 4.940».

Capisci perche’ mi vengono i conati di vomito ormai a sentire ancora da questo o quel TG parlare a prescindere di rifugiati e profughi?! Perche’, lo ripeto, c’e’ un cazzo di differenza fra uno che arriva qui davvero in fuga da persecuzioni o guerre ed uno che arriva con l'illusione di, esagero ma forse neanche troppo, guidare una Ferrari nel giro di qualche mese.

5mila su 123mila. Sono 4 su 100, solo a 4 persone su 100 viene riconosciuto lo status di rifugiato. E tutti gli altri 96, a 35 euro al mese, paga pantalone? Neanche avessimo ancora sovranita’ monetaria, no, paghiamo proprio noi con le tasse tutto sto carrozzone (4-5 miliardi l’anno. E tutto questo mentre Amatrice e’ li sempre sfatta, gli italiani sono sempre piu’ poveri e non hanno spesso manco i soldi per pagarsi le medicine.)


Da dove arrivano? 
«Dalla Somalia, in preda alla guerra civile. Dall'Eritrea, dove c'è una delle dittature peggiori del pianeta.

Sell’Eritrea pero' ... prossimi post 

Un po' dal Sudan. Ma in realtà dalle zone più in difficoltà non arrivano tante persone. Dal Sudan del Sud, in guerra dal 2013, arrivano in pochissimi. Dalla Repubblica Centrafricana e dalla Repubblica Democratica del Congo non arriva praticamente nessuno. Quanto alla Nigeria, gli immigrati partono dal Sud, dove non ci sono pericoli, e solo pochissimi dal Nord Est, dove imperversa Boko Haram».

Cade anche uno dei pochi appigli del piddinoide, Boko Haram che imperversa. Lol. 

Come si spiega?
 
«La maggior parte dei profughi non vuole allontanarsi troppo da casa, dove spera di tornare. Chi fugge dalla guerra in Somalia, per esempio, si sposta in Kenya o in Etiopia, e ci pensa bene prima di allontanarsi di più. Insistere sulla integrazione dei rifugiati significa dimenticare che chi scappa dalle bombe chiede una protezione temporanea.

Ma va? Davvero? Chi scappa dalla guerra sul serio 1) lo fa con tutta la famiglia 2) cerca di fermarsi nel primo posto tranquillo alla minor distanza possibile da casa sua 3) appena possibile torna a casa sua. Chi l’avrebbe mai detto, eh? Penso anche solo ai miei familiari in Romagna durante la seconda guerra mondiale: si parlava di sfollati, si andava anche solo a poche decine di km dalla furia dei bombardamenti alleati, aspettando solo che la battaglia si spostasse per far ritorno a casa a contare i danni e i morti.

So much per i migranti di Lerner al confine francese “come gli ebrei durante il nazismo” (conato) ... perche’ come sappiamo in Italia ci sono i campi di sterminio e un “rifugiato” non puo’ fermarsi qui, no, DEVE arrivare a Parigi o a Londra. Proprio non puo’ farne a meno. Che pallonari cosmici.

Centinaia di migliaia di profughi iracheni e siriani stanno tornando o sono già tornati alle loro case. Emblematico il caso di Mosul: non era ancora stata liberata del tutto dall'Isis, gli abitanti scappavano ancora da alcuni quartieri, ma già nelle aree sicure rientravano alcuni sfollati».

La sorprendono le notizie sulle complicità Ong-scafisti?
 
«Per niente. La prassi era nota da mesi. Indicativa è la qualità dei nuovi gommoni usati dagli scafisti: dovendo fare un percorso molto più breve di un tempo, si usa materiale di pessima qualità proveniente dalla Cina. Dopo il trasbordo degli immigrati, il gommone viene gettato via. Si conserva solo il motore, che poi si usa per altri gommoni».

E pace, anche il fatto che non di salvataggi ma di trasbordi si parlava, taxi e non ambulanze: era ovvio a chiunque non si ostinava a girare con gli occhiali al prosciutto da mo’.

Non so se la cosa che mi fa incazzare di piu’ e’ come hanno raccontato testardamente la storia i merDia, fottendosene dei fatti e del buon senso e trasformando la realta’ a loro comodo (o dei loro editori) o come hanno educato la gente di sinistra a scattare come cani di Pavlov contro chi anche solo osasse aprir bocca per far notare alcune ovvie incongruenze nella loro narrazione: Fascista! Nazista! Razzista! Tutti pronti a partire come molle cariche, ancor prima di averti fatto finire di dire la tua. Roba degna del liglior fascismo o del miglior socialismo reale! Roba degna dei 5 minuti di odio dell’Orwell di 1984. Bel lavoro merDia, bel lavoro. Purtroppo, daje e daje, e come sotto il fascismo e i cinegironali dell’Istituto Luce, ci crede sempre meno gente. Perche’ nonostante tutto la gente ha occhi, vede la realta’, e 2+2 arriva a farlo, nonostante il vostro indottrinamento quotidiano.


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Aggiornamento. Dopo aver sentito da un'esperta come vanno veramente le cose fra Africa ed Italia, ed aver focalizzato meglio la immane quantita’ di cazzate che i merDia ci hanno propinato, ecco che fine fanno i “salvati” dalle ONG “nel canale di Sicilia” (solo qualche centinajo di km piu’ a sud in realta’, a 20-30 km dalle coste libiche):




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