Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

sabato 15 aprile 2017

Dezzani: Terra contro mare. Una nuova guerra mondiale potrebbe essere inevitabile

Un altro autore che val la pena leggere sempre. Un assaggio del suo ultimo pezzo.

Federico Dezzani - Terra contro mare: una nuova guerra mondiale potrebbe essere inevitabile 
(...) La stella polare degli strateghi angloamericani, concepita già nel corso del Settecento dagli inglesi e poi ereditata dagli statunitensi dopo il 1945, è infatti sempre stata quella di evitare che sul continente euroasiatico nascesse un’alleanza di potenze, od una singola potenza, sufficientemente grande da neutralizzare le manovre di accerchiamento (politico, militare ed economico), condotte dalle potenze marittime contro le potenze di terra. Il “divide et impera”, noto anche come “balance of power”, è lo strumento adottato dagli inglesi sin dai tempi delle lotte sul continente contro Luigi XIV e le guerre per procura, combattute da altri nell’interesse delle potenze marittime, ne sono il corollario. Qualsiasi alleanza tra grandi potenze continentali (l’intesa tra Napoleone e lo zar Paolo I, la Santa Alleanza tra Prussia, Austria e Russia, il possibile accordo tra Secondo Reich ed impero russo caldeggiato dal premier Sergej Witte, il trattato di Rapallo tra la Repubblica di Weimar e l’URSS) deve essere sabotata in qualsiasi modo: rivoluzioni, complotti, omicidi, corruzione, guerra, etc. etc. 
Il primo autore a formalizzare la secolare visione dell’impero britannico è Halford Mackinder (1861-1947), direttore della London School of Economics e padre nobile della geopolitica: è lui a individuare in quello spazio che va dalla Germania alla Siberia, dai Paesi Baltici al Caucaso, il cosiddetto “Hearthland”, il cuore del continente euroasiatico decisivo per gli equilibri mondiale: è una regione che corrisponde, grossomodo, con la Russia europea e ciò spiega la “russofobia” che da sempre contraddistingue Londra, Washington e le istituzioni da loro controllate (Unione Europea e NATO in testa). Se l’Hearthland è correttamente organizzato dal punto di vista economico, militare ed infrastrutturale (già Mackinder era atterrito nei primi anni del Novecento dalla ferrovia transiberiana), rappresenta una spina nel fianco delle potenze marittime, insidiando la loro egemonia mondiale: per gli strateghi angloamericani lo Stato russo dovrebbe essere prono ai loro interessi o, meglio ancora, smembrato. È infatti significativo che nelle recenti “previsioni” della società texana Stratfor, che ambisce a disegnare le strategie americane come un novello Mackinder, la Russia debba scomparire dalla carta geografica, balcanizzata dalle spinte secessionistiche interne. 
Se la Russia è, di per sé, una minaccia all’impero angloamericano, il pericolo aumenta se attorno ad essa si coagulano altri Stati euroasiatici: più cresce la massa del blocco euroasiatico, minore è l’efficacia delle manovre di accerchiamento messe in campo dalle potenze marittime e maggiore è il rischio che l’egemonia atlantica evapori. Quando Washington incassò la bruciante sconfitta del Vientnam, riuscì a sollevarsi grazie al “capolavoro” geopolitico di Henry Kissinger che, attuando la consueta strategia del “balance of power”,riuscì ad incunearsi tra l’Unione Sovietica e la Cina, in un momento in cui sembrava che la vittoria finale arridesse a Mosca. Il processo di isolamento della Russia è stato però arrestato e, con grande orrore di Londra e Washington, invertito nel corso degli ultimi due decenni, quando, con una serie di azzardate avventure politiche militari (rivoluzioni colorate in Caucaso e Centro-Asia, invasione dell’Afghanistan, occupazione dell’Iraq, golpe ucraino, etc. etc.) gli strateghi angloamericani hanno cercato di conquistareporzioni sempre maggiori della massa euroasiatica. L’aggressività delle potenze marittime ha creato nuove occasioni per Mosca e due, in particolare, sono le alleanze di peso che hanno scombussolato i piani angloamericani: l’intesa tra Russia ed Iran e quella tra Russia e Cina. (...)
---

arma nucleare tattica in Yemen?!




4 commenti:

  1. brrr...


    la prima cosa da fare e' mandargli in culo il dollaro


    se si iniziano a convertire dollari e tbond in roba fisica
    come sta facendo la cina, che compra oro, terra, miniere, aziende, e perfino squadre di calcio usate,
    e la russia, che compra oro ogni santo mese (sara per quello che gli stanno sul cazzo?)

    si avvicina il giorno in cui ziosam, gli angli, i loro servi europei, ziojap, e la simpatica "elite" di criminali di guerra che dirige le danze
    dovranno comprare armi, materie prime, pagare i mercenari, le basi, le destabilizzazioni, etc in oro fisico
    e non in bytes stampati a buzzo da zia Janet pigiando furiosamente "invio" sul suo laptop (laptop made in china, bytheway)

    prima si disarmano sti criminali di guerra, meglio e'


    ricapitolando, un paio di "grossi" si stanno muovendo bene,
    in maniera tra l'altro legale, legittima, pacifica e nonviolenta

    ziotrump invece, con il pacato counseling del'illuminato genero degno rappresentante del popolo eletto,
    sta iniziando a innervosirsi, e a dare nuovo lustro alla infinita lista usa di crimini di guerra, aggressioni a stati sovrani, e violazioni del diritto internazionale
    smanacciando sulla console della battaglia navale

    se l'ultima mano di poker vede un attore tirare fuori la pistola
    si salvi chi puo


    sarebbe bello quindi se il placido cittadino europeo tipo
    quello che magari ha qualcosa da parte, mangia tutti i giorni,
    ha fatto almeno la 5 elementare e pertanto puo leggere & intendere
    si desse da fare anch'esso per aiutare (pacificamente) a disarmare il dottor Stranamore

    prima che dia il via ad una bel rave nucleare che fottera' tutti noi
    (e chissenefrega, direi che ce lo meritiamo)
    ma soprattutto i bambini e i ragazzi (ce l'avrete tutti un cazzo di figlio, o nipote)
    fottendogli presente e futuro
    (non simpatico esser fatti a pezzi da una bomba convenzionale, forse ancora peggio morire di contaminazione atomica)


    ripeto, degli adulti me frega un cazzo
    sapete e POTETE leggere, cazzi vostri/nostri
    magari sforzate il neurone, e pensate ai vostri figli


    questa NON E' clash royale

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "la russia, che compra oro ogni santo mese (sara per quello che gli stanno sul cazzo?)”

      eh si, ma certo, e’ uno dei risvolti del problema anche quello, oro-yuan-rublo-ecc contro petrodollaro USA-UK-saudi-isrl.

      anche i cinesi pero’ quanto a usare il denaro fiat-debito A GO-GO non scherzano niente!


      "sarebbe bello quindi se il placido cittadino europeo..”

      il placido cittadino europeo purtroppo temo che fara’ la parte della vittima sacrificale

      http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lescalation_nucleare_degli_usa__iniziata_in_corea_no_qui_in_italia/5871_19771/

      Elimina
  2. Guerra nel Pacifico: l’export dell’Asia non vuole più i dollari
    19/4/17

    I maggiori paesi asiatici si sono stancati di accettare “carta straccia” in cambio di merci, e stanno abbandonando il dollaro: per questo, stavolta, il rischio di guerra – nel Pacifico – è vicinissimo. Lo sostiene un analista economico come Alberto Micalizzi, allarmato dalla «necessità impellente» dell’America di sostenere la propria economia basata sul debito estero. «Qui non stiamo parlando di interessi strategici di natura politica, di giochi sul prezzo delle materie prime, di pipeline di gas o petrolio o di tatticismi di altro tipo. Stiamo parlando del fatto che gli Usa iniziano a incontrare difficoltà nel finanziare i circa 500 miliardi di dollari di deficit annuo generati dalla bilancia commerciale, cronicamente in passivo perché consumano più di quanto producono e qualcuno deve accettare di rifornirli in cambio di dollari». Tutto questo, sottolinea Micalizzi, sorregge da decenni il tenore di vita degli statunitensi. E la metà del debito estero Usa – precisamente 2.632 miliardi di dollari – è contratto verso quattro paesi dell’estremo oriente». Cina, Giappone, Taiwan e Hong Kong: sono i principali esportatori di merci verso gli Usa, «cioè quelli che finora hanno retto il gioco del disavanzo commerciale» che tiene in piedi l’asimmetrica economia statunitense. Il problema? I fornitori asiatici ci stanno “ripensando”.

    continua su>
    http://www.libreidee.org/2017/04/guerra-nel-pacifico-lexport-dellasia-non-vuole-piu-i-dollari/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti .... pero’ devo ricordare che non sembrava quando giravo per il sud-esta asiatico un pajo di anni fa ... in Cambogia addirittura uscivano (escono, I suppose) dollari dai bancomat (!)

      Elimina