Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

giovedì 4 agosto 2016

Barra Caracciolo e D'Agostino sul "salvataggio" MPS


Un pajo di riassuntini ulteriori sul tristo, tragicomico caso MontePacchi

Barra Caracciolo - MPS, NPL E RICAPITALIZZAZIONI SISTEMICHE: L'ECONOMIA REALE SENZA VIA D'USCITA IN NOME DELL'EURO.
(...) 3. Riassumiamo i termini del cul de sac in cui è finito il governo, in quanto preso nella rete delle soluzioni demenziali €uropee, a cui non pare poter rinunciare, in assenza del minimum di risorse culturali, desertificate da decenni di €-ordoliberismo, distruttivo del senso della legalità costituzionale e del buon senso economico. 
Gli stress tests EBA-vigilanza BCE hanno evidenziato la situazione di enorme difficoltà di MPS, lasciando peraltro, è bene rammentarlo, una finestra temporale di durata residua dell'operatività dell'istituto, - prima di considerare lo stato di dissesto ai sensi dell'art.32 della direttiva UE sulle "risoluzioni bancarie"-, fino al 31 dicembre 2016. 
Tenuto conto di tale scadenza, si è stabilito, tra governo e vigilanza UE, di percorrere una strada "di mercato" che prevenga lo stato di dissesto eliminandone le (presunte) cause: in sostanza "qualcuno" dovrebbe rilevare i non performing loans accumulati dal Monte, che ammonterebbero a 27,7 miliardi. L'operazione, secondo la vigilanza, dovrebbe essere completata al più tardi entro il 2018. 
Il prezzo di dismissione di questi crediti in sofferenza (previa loro cessione a una "newco" e mediante cartolarizzazione e successiva vendita di tali titoli) sarebbe fissato in un improbabile 35% del valore nominale, laddove attualmente figurano in bilancio con un valore, al netto delle immobilizzazioni a riserva già effettuate, di circa il 55%, avendo cioè contabilizzato e "ricoperto" una perdita pari al 45% del valore "facciale". 
4. Dunque, si consoliderebbe un'ulteriore perdita pari a circa la differenza tra il valore della cartolarizzazione e quello di attuale indicazione in bilancio: si tratta, evidentemente, di un 20% (l'esattezza delle percentuali va presa con le pinze, allo stato) di 27.7 miliardi: il che porta, nella situazione rilevata dagli stress test, alla conseguente esigenza di un aumento di capitale, per l'appunto, di circa 5,5 miliardi e alla simultanea esigenza di piazzare, presso "investitori" vari, i NPLs a circa 9,7 miliardi. 
Chi sottoscriverebbe questo aumento di capitale? (...) 
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Dagospia - 1. MPS BORDELLO: IN BORSA PRECIPITA DEL 9%. DAGO-RETROSCENA: PERCHÉ L'AUMENTO DI CAPITALE A SIENA È LEGATO AL REFERENDUM. E PERCHÉ RENZI SI È VINCOLATO CON JPMORGAN 
Cosa c'entra la data del referendum con l'aumento di capitale di Montepaschi? C'entra eccome. Tant'è che i banchieri sono ora attenti alle cronache politiche come lo sono sempre stati alle dinamiche dei listini. Ed i due andamenti oggi si incrociano. 
Secondo il piano di salvataggio messo in piedi da Jp Morgan e Mediobanca, l'aumento di capitale del Monte si dovrebbe svolgere in autunno. Già, ma quando? Prima o dopo il referendum?
(....) L'operazione di salvataggio di Siena ha preso forma a Palazzo Chigi durante l'incontro di Renzi con Jamie Dimon, Ceo di Jp Morgan. A quel l'incontro hanno partecipato il premier di Rignano, Vittorio Grilli (rappresentante Jp Morgan per l'Italia ed ex ministro del Tesoro) e Claudio Costamagna, presidente di Cassa Depositi e Prestiti, la cui signora è stata assunta - guarda caso - proprio dalla banca d'affari americana. E basta. 
Il ministro dell'Economia, Piercarlo Padoan, è rimasto fuori dalla porta. E con lui anche Massimo Tononi, presidente del Montepaschi. Padoan è stato escluso perché - idealmente - contrario all'operazione: avrebbe preferito soluzioni diverse (decreto con relativo Bail in o nazionalizzazione della banca). Il secondo per vecchie ruggini con Grilli. 
Per vendicarsi, cosa hanno fatto gli esclusi? Padoan, nella sostanza, nulla. Ha accolto le scelte del premier-banchiere con la smorfia di chi aspetta di vedere il cadavere del nemico scorrere sul fiume. Tononi, invece, si è messo ad organizzare la cordata Passera. 
Quando Jp Morgan ha scoperto l'operazione di Tononi/Passera ha messo Matteuccio davanti alla domanda della moglie tradita: o me o lei. E Renzi non ha potuto che scegliere gli americani. Tant'è che l'opzione Passera non è stata nemmeno discussa dal cda del Monte di venerdì scorso. 
Ma perché Renzi è così legato ad ogni soluzione prospettata da Dimon? Per un motivo molto semplice: la banca è l'unica che, in una prima fase (e solo sulle carte ufficializzate), prevede il mancato coinvolgimento degli obbligazionisti subordinati. (...)
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