Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

venerdì 31 maggio 2013

Jesse: Oro e Argento. La molla continua a caricarsi ..

30 May 2013

L’oro e l’argento hanno fatto un saltino verso l’alto stamane (negli States) visto che notizie economiche da brutte a peggiori hanno persuaso i mercati che Zimbabwe Ben non farà spegnere il suo stoppino nel prossimo futuro.

Il PIL per il primo trimestre è stato rivisto al ribasso a 2,4% (almeno loro pare siano in segno più. NdEr) il che è d’aiuto.

Le nuove domande di disoccupazione sono state di un enorme 354.000 e le domande di mantenimento in disoccupazione restano alle testarde vette di 2.986.000.

E per finire le vendite di case hanno presentato un leggero 0,3% contro le attese sugli 1,5%.

Nel Ben Bizarro world, le notizie cattive sono buone, perché questo significa che la Fed continuerà a versare dolce zucchero monetario all’1%.

E così i metalli hanno fatto un piccolo rally, perché i soldi furbi sanno che la festa è finita, checché ne dicano gli istrioni che cercano di persuadere che le cose stanno diversamente.

Nonostante questo i piccoli speculatori restano fuori. Parlavo con alcuni trader oggi e pensano che l’argento sia diretto ancora vero il basso a testare quota 18 e non entreranno sino ad allora.

Quando l’oro romperà il down trend, la tendenza alla discesa, diventeranno frenetici e cominceranno a scommettere sull’oro in salita e sull’argento, dopo aver coperto i proprio short. Ma aspettiamo ancora un po’ per questo.

Quando verrà rotto il down trend? Un grosso fallimento nelle consegne potrebbe certo essere la causa. Risate.

Quando le chart ce lo diranno lo sapremo. Non sono troppo sicuro che nemmeno se ritornasse nella fase di consolidamento attuale alla lunga porterebbe alla rottura del down trend. Abbiamo bisogno di un higher high e di un higher low nella chart intermedia per cambiare il sentiment.

Per ora, anche dopo questa risalita di due giorni, lo scenario resta malinconico. 


"The bold effort the present bank (Second National Bank of the US) had made to control government, the distress it has wantonly produced...are but premonitions of the fate that awaits the American people should they be deluded into a perpetuation of this institution or the establishment of another like it."

“Il baldanzoso, arrogante tentativo che la banca attuale (la seconda National Bank degli Stati Uniti) ha fatto per mettere sotto controllo il governo, la sofferenza che ha arbitrariamente provocato … sono tutte premonizioni del destino che aspetta la gente americana nel caso in cui si facesse ingannare verso una perpetuazione di questa istituzione o verso l’instaurazione di un’altra simile.” 

Andrew Jackson

WSJ: Essere Bernanke - Il Videogame!

Questa farà strippare e resuscitare il fu Johhny Cloaca quando lo vede!


giovedì 30 maggio 2013

SD: SLV & GLD Holdings

Una tavola interessante presa da un articolo della Zeal LLC ripreso da Silver Doctors quì venerdì scorso che riassume gli andamenti di prezzo di oro e argento dal 2011 ad oggi (linee in giallo e grigio rispettivamente) e gli andamenti delle holdings (reali?) di metalli nei rispettivi ETF, il GLD e l'SLV (in rosso e blu rispettivamente):


Intanto si vede bene come l'argento ha perso molto di più dell'oro (in termini percentuali ovviamente) rispetto ai massimi del 2011 e anche dal calo di metà aprile (tipo un -20% per l'argento contro un -10% per l'oro), ma la cosa interessante rilevata dall'articolo è come al crollo dell'oro del GLD (linea rossa, guardate come fiomba giù negli ultimi mesi) non corrisponda un altrettanto significativo crollo dell'argento nell'SLV (sempre che sia vero che i metalli fisici reali ci siano davvero come retrostanti dei suddetti, molti in vario modo lo mettono in dubbio). 

Che significa? Non so, ma comunque direi che la cosa è curiosa. Specie visto appunto che l'argento ha perso quasi il doppio rispetto all'oro intermini di quotazioni "ufficiali". Fate voi. Vi porto solo dei dati che mi sembrano interessanti.

PS: mi pare di aver letto di corsa un titolo oggi a mezzogiorno che diceva che gli ultimissimi dati davano il metallo nel GLD in lieve risalita ora... 

St.Angelo: Record di vendite di Maple Leaf della Royal Canadian Mint nel primo trimestre 2013

By Steve St. Angelo on May 29, 2013

Secondo l’ultimo report trimestrale della Royal Canadian Mint appena pubblicato le vendite di Maple Leaf d’oro e d’argento sono sostanziosamente salite nei primi tre mesi dell’anno (e quindi prima del crollo dei metalli che ha fatto scattare gli acquisti grossi in un po’ tutto il mondo e specialmente in Asia. NdEr). 

Durante il primo trimestre 2013 le vendite di Maple d'Argento sono salite del 65% a 6,6 milioni di once contro i 4 milioni del primo trimestre 2012.

Secondo stime forse conservative dai 18 milioni di once vendute col millesimo 2012 si potrebbe arrivare ad almeno 23 milioni di pezzi a fine anno col millesimo 2013 (il che le renderebbe la "numismaticamente" meno interressanti di sempre! NdEr).

E se le vendite di Maple d’Argento del primo trimestre sono state impressionanti l’aumento di vendite di Maple d’Oro lo è stato ancora di più: sono quasi raddoppiate (+96%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, una crescita da 137.000 a 269.000 once d’oro Maple vendute fra gennaio e marzo 2012 e gennaio e marzo 2013.. per fine anno potrebbero essere 1.000.000 i Maple d'Oro coniati col millesimo 2013.

Questi dati confermano come le sole coniazioni di Maple canadesi e Eagle Statunitensi continuino a superare le rispettive produzioni minerarie del metallo bianco. La somma delle vendite di Maple e Eagle sono state di 20,8 milioni di pezzi mentre le rispettive produzioni “domestic” sono ammontate a 14,3 milioni di once.

La tabella seguente mostra come si potrebbe arrivare agilmente per fine 2013 a 65 milioni di once vendute da parte di Royal Canadian Mint e U.S. Mint insieme contro le stime che ipotizzano per fine anno una produzione mineraria dei due paesi ammontante a 57 milioni di once. A quanto pare Stati Uniti e Canada continueranno ad importare argento anche solo per coniarne le due famose monete-icone… figurarsi per tutti gli altri numerosissimi usi industriali.

Argento necessario per la coniazione di Maple e Eagle (blu) contro argento prodotto ma miniere di USA e Canada (grigio).
Primo trimestre 2013 (Q1 2013) e stime per l'intero 2013

La previsione è basata su un totale di 42 milioni di Eagle e 23 milioni di Maple venduti al 31 dicembre 2013. Mentre la Zecca Reale del Canada aggiorna i propri dati di vendita solo trimestralmente (con due mesi di ritardo) la Zecca degli Stati Uniti ha appena rilasciato i suoi dati sulle vendite totali di Silver Eagle al 28 maggio (5 mesi su 12): 21,7 milioni di pezzi. (E se tanto mi da tanto si potrebbe arrivare agilmente ad un nuovo record di sempre sia per i Maple che per gli Eagle, questi ultimi potrebbero anche stracciare il precedente record di 40 milioni di pezzi coniati nel 2011. Insomma…. Il prezzo sarà anche calato ma che manchi interesse in oro e argento, anche in occidente, non pare proprio che si possa dire! NdEr)

martedì 28 maggio 2013

BV: Cosa significa davvero il calo di import cinesi d'argento

Dell'argento non si parla praticamente mai sui giornali mainstream italiani (tranne forse quando segna dei clamorosi crolli... dimenticando di segnalare ai lettori che è comunque passato dai 5 dollari l'oncia di 10 anni fa ai 22 di oggi) ma forse a qualcuno di voi potrà essere capitato di leggere articoli, magari in inglese, del tipo di quello che viene sostanzialmente smontato in questo articolo di BullionVault:

Bullion Vault News - What China's Silver Imports Really Mean
Miguel Perez-Santalla - 28 May 2013 

Degli analisti della Barclays Bank hanno recentemente fatto notare che gli import cinesi d’argento sono calati del 28% nel mese di aprile rispetto all’aprile precedente. E nell’articolo che riporta questa notizia l’autore rende anche ben chiaro come la domanda ha visto dei cali anche per l’argento grezzo, la polvere d’argento e l’argento per la manifatture del settore giojelli.

Certo, se vedi questi dati da miope le affermazioni sono corrette. Però, giusto perché i commerci fra la Cina e il resto del mondo sono calati, questo non significa che la domanda d’argento è giù. Quello che l’articolo rivela è che il mercato cinese ha meno bisogno di argento dall’estero. La Cina resta un importatore netto d’argento anche nonostante i sui export record di prodotti contenenti argento. Quello che personalmente trovo stupefacente è i cinesi abbiano – persino - bisogno di importarne.

Nel 2011 il governo cinese ha incentivato l’industria mineraria nel tentativo di liberare il paese dalle sue dipendenze dall’estero per quanto riguarda i base metals, i metalli industriali.

Visto che la Cina ha registrato dei ritmi di crescita sino al 10,4% negli ultimi 4 anni e un 9,3% nel 2011, la sua domanda di minerali per le costruzioni e per l’industria è andata di pari passo. La Cina è ora il secondo consumatore mondiale di metalli dopo gli Stati Uniti. Per questo, come farebbe ogni bravo affarista, cerca di approvvigionarsi ai prezzi più bassi possibile.

Nel tentativo di ridurre i loro costi hanno quindi investito nel settore minerario e delle fonderie. Nel farlo, secondo un report Thomson Reuters GFMS per il Silver Institute, la produzione cinese di rame, piombo e zinco è stata stimata in crescita di una media del 57% nel 2011 (!!!). Tutto ciò è molto significativo anche per l’argento visto che già a livello mondiale l’argento è al 71% un sottoprodotto di altri metalli, di miniere primariamente esistenti allo scopo di estrarre altri metalli, e in Cina questa percentuale sale a circa il 95% !!). Appare quindi logico immaginare che la produzione interna cinese d’argento sia salita in proporzione a quella dei base metals di cui sopra.

Ora, secondo lo US Geological Survey (il Servizio Geologico degli Stati Uniti), la produzione diretta mineraria cinese è salita di 100 tonnellate dal 2011 al 2012. E la caduta di import cinesi ad aprile, anno su anno, significa 48 tonnellate.

Nel frattempo l’offerta cinese continua a crescere come riportato da Thomson Reuters GFMS e il progetto minerario Ying pare che abbia completato un’espansione della sua capacità di frantoi a metà 2012 che ha fatto crescere di quasi il 25% la loro capacità operativa mentre altre Companies come Minco e Silvercorp potrebbero salire a bordo anche loro facendo salire la produzione annua forse sino di addirittura altre 170 tonnellate all'anno circa nel prossimo futuro.

Lo US Geological Survey stimava che nel 2011 la Cina aveva le più grosse riserve d’argento al mondo dopo il Perù e il Messico (vedi anche questo articolo di Thomas Chaize tradotto su AF un pajo di anni da, agli esordi del blog). Non appare quindi sorprendente che questo grande paese sia ora quasi autosufficiente per quanto riguarda l’argento.

E vuoi per via dell’inflazione, vuoi perché continua sempre a crescere, la Cina resterà un significativo consumatore del metallo bianco. Non solo la loro crescita continuerà nel settore industriale, dell’elettronica e nel settore giojelleria, ma anche nel settore delle vendite al dettaglio a scopo d’investimento. Nel 2011 la Cina Già rappresentava l’8% degli acquisti globali di lingotti e monete d’argento. E questo essendo praticamente l’ultima arrivata nell’investimento in metallo fisico, visto che in Cina questa possibilità si è aperta solo a luglio del 2009.

Concludendo, la verità è che i cinesi restano ancora – nonostante tutto – importatori di 5,5 milioni di once d’argento ad aprile 2013 (secondo Mu Li, un analista di commodities del CPM Group. E visto che la popolazione cinese continua mediamente ad arricchirsi tutte le cose di valore avranno dei compratori e l’argento, che è un componente importante di tanti prodotti tecnologici, un bel metallo per i giojelli e un’ottimo modo di investire per i cinesi, non sembra destinato a perdere lustro. 

lunedì 27 maggio 2013

KP: Perchè non cresce l'inflazione?

Ma senti senti che scrive Uriel oggi. Che i derivati puzzino di merda lontano un kilometro penso che sia più o meno intuitivo per tutti.. ma funzioneranno davvero come dice Herr Fanelli?

Scritto da Uriel Fanelli – 27 maggio 2013

In questi giorni c'e' tutta una propaganda dei giornali dei finanzieri che vogliono che tutte le banche stampino soldi, e che dicono che non vi e' alcun rischio di inflazione, perchè ovviamente non si vede inflazione da anni. E questo, nonostante si siano immesse sul mercato quantità enormi di soldi, più o meno da parte di ogni banca centrale.

La vera domanda è: perché è così necessario stampare soldi per i finanzieri? E specialmente, perché non si vede inflazione?

Per fare questo abbiamo bisogno di semplificare, ovvero di fare un esempio di sintesi che ci aiuti a capire la situazione.

Abbiamo un'economia reale che è legata allo scambio di servizi e beni fisicamente misurabili tra persone ed aziende, e poi abbiamo un'economia della finanza che processa beni e servizi puramente convenzionali, ovvero senza corrispettivi nell'economia reale.
 
Adesso supponiamo che per un momento "la finanza" decida di aprire una banca centrale propria, e di coniare la propria moneta, diciamo il "Trippone". 
  
La prima domanda e': visti gli andamenti dei listini, in che modo evolve il "trippone"?

La risposta e' che, dal momento che c'e' sempre rischio e il meccanismo dei derivati trasforma il rischio in valore, il valore della massa dei derivati continuerà a crescere, la TCE (Trippon Central Bank) sarà costretta a stampare sempre più soldi. La massa monetaria del Trippone, cioè, e' condannata a crescere.

Se la finanza consumasse una propria moneta, la banca centrale della "finanza" sarebbe costretta a stamparne in continuazione.

Al contrario, in un caso simile le monete normali tornerebbero ad essere legate all'economia reale, e ad obbedire alle leggi classiche, ovvero "se stampi più moneta crei inflazione".

Adesso però c'è un problema: i negozi non accettano il trippone. Così, periodicamente i nostri finanzieri andranno dalla propria banca di cambio e cercheranno di convertire i tripponi in moneta reale. Il guaio e' che l'economia reale obbedisce ora alle leggi classiche, e poichè la massa di tripponi vale cifre enormi, finiscono col convertire il 90% della massa valutaria in moneta reale, sottraendola all'economia globale.

Cosa ne risulta? Ne risulta che i prezzi crollano di dieci volte, circa, producendo DEflazione, ovvero il contrario dell'inflazione. Insomma, quando la finanza converte i suoi soldi in soldi reali, sottrae moneta all'economia reale, prosciugandola, e impedendo a qualsiasi inflazione di nascere.

Adesso abbiamo introdotto una separazione tra i due mondi, ma se la togliamo e li facciamo lavorare di nuovo con una moneta unica, Adesso abbiamo capito cosa succede: poichè la massa di soldi "finanziari" cresce in continuazione, la finanza si caratterizza per due richieste:

- Poiché non ha una propria banca che stampa tripponi, allora ha bisogno che le banche locali stampino soldi reali.

- In ogni caso, la continua trasformazione di valore "inventato" in valore reale prosciuga di liquidi l'economia reale. Se una banca centrale si rifiuta di nutrire il bubbone finanziario, essa prosciuga l'economia reale di liquidità.

- Il continuo prelievo di soldi da parte dei finanzieri, che guadagnano anche quando tutto il mondo e' in recessione, produce recessione, o semplicemente frena tremendamente l'Inflazione.

Capite adesso perchè tutta la stampa occidentale, che e' essenzialmente posseduta da finanzieri, ha convinto la popolazione che sia necessario stampare moneta. E' assolutamente necessario per la finanza stampare moneta, perchè avere 50 volte il PIL del mondo in derivati significa che ne potete spendere solo il 2% a spese di tutta l'economia, mondiale.

Adesso facciamoci una domanda. Prendiamo per buoni questi numeri, e diciamo che i derivati siano 50 volte l'economia globale. Adesso supponiamo che più del 2% dei clienti decida di "uscire", ovvero di convertire in moneta i suoi derivati, i suoi investimenti.

Succede che non ci sono abbastanza soldi.

E non sto parlando del caso in cui TUTTI escano dall'investimento, o del caso in cui la maggior parte esca dall'investimento per avere liquidità. Nono: sto dicendo che se solo il 3% dei finanzieri volesse vendere i propri derivati per averne in cambio soldi, TUTTI i soldi del pianeta non sarebbero sufficienti.

Ora sfortunatamente un 3% e' un rischio ENORME, dal momento che assomiglia molto al rendimento effettivo della media degli investimenti, e questo significa che se per disgrazia chi ha investito si mette in testa di uscire dall'investimento, casca tutto, e diventa chiara una cosa molto semplice:

I derivati sono "Valore" quanto i soldi del Monopoli.

Assumendo un numero OTTIMISTICO di una quantità di derivati pari a "sole" 50 volte il PIL del mondo (1),  se più del 2% degli investitori decidesse di uscirne, non ci sarebbero abbastanza soldi, OVUNQUE, per convertire le loro carte in denaro vero.

Basta considerare questo per capire una cosa: ci sono più tripponi che dollari. E di conseguenza, il trippone non potrà mai cambiare in dollari, OPPURE VALERE MOLTO MENO DI UN DOLLARO.

Così, adesso ripetiamo lo schema: abbiamo comprato derivati pagandoli dollari veri, e li abbiamo titolati al valore in dollari. Se lo avessimo fatto coi tripponi, avremmo detto che un tale derivato vale 100 tripponi, cioè 100 dollari.

Adesso il nostro derivato vale 110 tripponi perchè siamo stati fortunati, ma quando torniamo indietro troviamo che tutti vogliono riavere i loro 110 dollari, ma sfortunatamente la massa monetaria e' 50 volte più piccola di quella dei tripponi, così i nostri 110 tripponi valgono solo 2,2 dollari.

Iniziate a capire perchè tutti i finanzieri, i giornali finanziari, gli studiosi di finanza, e tutto il circo che gira attorno a quel mostruoso casinò vogliono che le banche stampino soldi, sempre più soldi, ancora più soldi: se domani il 3% dei possessori di derivati decidesse di uscire dall'investimento, non potrebbe avere i suoi soldi perchè non ne esistono così tanti!

Il valore nominale dei derivati NON PUO' essere trasformato in soldi, se non in ragione dell' 1/2%. Se possedete derivati per 100, il loro valore "a riposo" e' di 2. Perchè se tutti i derivati venissero ritirati, assorbendo ogni centesimo di ogni moneta del mondo, al massimo ricevereste indietro questa cifra. (2)

Adesso facciamo un'altra ipotesi interessante: domani non dico il 3%, ma il 0.5% dei possessori di derivati decidono di uscire dal loro investimento e di riavere i loro soldi.

Considerata l'ipotesi di una massa di derivati 50 volte il PIL del mondo, otteniamo che i nostri investitori ritirano il 25% del PIL DEL MONDO e se lo mettono in banca.
 
Problema: le banche hanno in casa soldi per il 25% del PIL DEL MONDO? Diciamo che tutte le banche del mondo insieme potrebbero forse sopperire, rimanendo cronicamente senza moneta, senza riserve e senza soldi per il credito o per lo scambio interbancario.

Suona familiare?


Conclusione:

E' sufficiente un LIEVISSIMO trend di uscita in liquidità dei possessori di derivati, che decidano cioè di venderli per avere i soldi veri, e l'economia mondiale entra in un gigantesco credit crunch.

Cosa significa un lievissimo trend?

… e leggi tutta la conclusione su Kein Pfusch
 

Il Gem si mette anche a tagliare le pietre :D

Va beh, sentite e vedete che mi scrive Il Gem (solo una fetta dello scambio di emailz... a qualcuno magari può interessare il grafico che mi ha mandato e quello che racconta):

Te la sconsiglio l'esperienza da Kristi'z. Ne esci deluso, ti assicuro.
Però mi sono sparato TUTTI i cataloghi gioielli delle prossime aste (Autunno)
Boh? Metà della roba te la trovo se non allo stesso prezzo.... a META! :-D
E senza asta.... ;-)
Dopo aver BEN visto e guardato "cosa cercano e cosa vogliono vendere"
Un pensierino lo sto facendo. Da buon "squalo dell'asta su ebay" ti assicuro che si riesce a guadagnare con Kristi'z. :-D
Poi Arte, vasi, ecc... avevano UNA PARETE di cataloghi per ogni settore che trattano... io ho guardato solo i 5 dei gioielli e gemme.
Se anche guardo quello dei vasi cinesi, non ci capisco UNA MAZZA comunque!

Esempio? Braccialetto Giada AAA semitrasparente (Jadeite Bangle) 70.000 euro prezzo base d'asta... In cina costano 35 euro! :-D

Collane di perle, 5 spilline edwardiane base d'asta 750 euro... boh? Le trovo a 50\80 euro cadauna su ebay...

Considera che l'impiegata all'accettazione se la rideva sotto i baffi alle mie parole (Mi hanno "sgamato subito"...)
Insomma! Uno che paga un diamante NERO da 20Ct... 25 euro... che va a comprare da Kristi'z? (X 120mila???)
(Ok, in genere costano un po di piu di 25 euro... )


In allegato l'ultima MIRABOLANTE IMPRESA del GEM! 

Siori e siore... rullo di tamburi, squillo di trombe, tripudio di applausi...

LA TAGLIERIA DI PIETRE! :-D

Dove paghi il meno POSSIBILE! (di meno non si riesce) ... E quindi IO comprerò da Kristi'z?? hahahahahahahahahhahahah
il.gem
P.s: Da 78Ct è diventato 62Ct... comunque 27x20x12mm Un bel rettangolo. :-D





ah! prima Gem mi aveva passato questo grafico:





La fonte è "martin Rapaport" IL LISTINO che tutti seguono.

Poi ok, si scambiano a 20% in meno sempre... ma ok... comunque quello rappresenta la rivalutazione del prezzo UNITARIO. A prescindere dal prezzo... mostra questo il grafico.. che il prezzo di partenza sia 1\10\100... non è importante... il GRAFICO ti fa vedere la percentuale di aumento del prezzo e del BENE, nel tempo... 

Ieri ero da Kristi'z, casa d'aste internazionale a Milano.... carino... anche se un po son rimasto deluso da alcune cose... Bon, un esperienza... anche questa.

Il il.gem DA KRISTI'Z... :-D

Comunque anche le gemme colorate, da quando ho inziato, costano sempre di più... ogni anno un 10\20% il prezzo sale... vedo comprando e vendendo.. (no grafici)

il.gem

ZH: Fallimento dell' Hong Kong Mercantile Exchange, 4 arresti

Submitted by Tyler Durden on 05/25/2013

Una settimana fa quando il nuovissimo Hong Kong Mercantile Exchange ha improvvisamente chiuso dopo appena due anni dall’apertura cercando di saldare con urgenza i pochi contratti aperti che aveva molte domande sono rimaste senza risposta. Domande del tipo: com’è possibile che un Exchange che molti si aspettavano sarebbe diventato il luogo d’elezione per i metalli preziosi in Asia e che avrebbe persino scippato la corona alla CME (proprietaria del Comex. NdEr) abbia chiuso con così pochi preavvisi senza che gli fosse data nemmeno la possibilità di entrare in zona profitti, figurarsi di diventare il lato Pacifico del trading sui metalli preziosi?

Il mistero s’è infittito dopo report che hanno messo in luce come questo Exchange non ha mai avuto dei grandi volumi di scambio e al momento della chiusura solo 200 miseri contratti rimasti aperti.

Ora la confusione che circonda la chiusura dell’ HKMEx si è allargata con la notizia che almeno 4 senior executive dell’ HKMEx sono stati arrestati essendo stati trovati in possesso di falsi documenti bancari per circa mezzo miliardo di dollari (!!) mentre lo stesso governo è stato forzato a “mantenere la sua fiducia” su CY Leung, Hong Kong's 3rd Chief Executive, il cui braccio destro era nientemeno che Barry Cheung Chun-yuen, il fondatore dell’ HKMex.

Ancora un importante scandalo geopolitico centrato sull’oro: che originalità.


Tre uomini del continente (cinesi. NdEr) sono stati accusati nello scandalo del fallito Hong Kong Mercantile Exchange (HKMEx) sono stati trovati nelle loro stanze d’albergo con falsi documenti bancari che attestavano il loro possesso di centinaia di milioni di dollari, si è sentito in tribunale jeri.

Dai Linyi, 65; Li Shanrong, 49, e Lian Chunyan, 50, che sono stati arrestati martedì scorso, sono apparsi alla Corte di Kowloon City sotto l’accusa di "possessing false instruments with intent".

Gli uomini sono stati messi in stato di detenzione dopo che la Securities and Futures Commission ha trovato delle serie irregolarità nei conti dell’exchange – presieduto dall’executive councillor Barry Cheung Chun-Yuen – ed ha passato i dettagli alla polizia.

In particolare fra i documenti falsi confiscati c’era una acknowledgment letter, due letters of guarantee e tre proofs of funds presumibilmente emessi da HSBC e Standard Chartered Bank. Inoltre anche due depositi a termine e almeno uno telegrafico. La acknowledgement letter, che è stata trovata fra le carte di Dai, era a data 23 aprile e presumibilmente emessa dalla Standard Chartered in relazione ad un cheque da 460 milioni US$ (3.57 miliardi HK$). Lo stesso Dai aveva anche una letter of guarantee della stessa banca che si impegnava a pagare 460 milioni di dollari a Zhang Jisheng."

E che sorpresa che la HSBC sia implicata in un altro caso di money-laundering scheme, di pulizia di denaro sporco:

Dai aveva anche un proof of funds a data 8 maggio presumibilmente emesso dalla HSBC che confermava che 11 milioni di dollari erano stati depositati nel conto detenuto da Lian. Sia Li che Lian avevano anche loro simili "proofs" con le stesse descrizioni. In più Dai e Lian avevano due documenti a data 7 maggio che provavano l’esistenza di due separati depositi da 11 milioni ognuno su un altro conto intestato a Lian, da quanto di è sentito in corte.

E questo è solo l’inizio: lo scandalo dell’exchange fallito minaccia di arrivare sino in cima agli organigrammi politici di Hong Kong visto che il fondatore stesso dell’ HKMEx, Barry Cheung Chun-yuen, venerdì scorso ha abbandonato ogni carica pubblica – incluso Consigliere Esecutivo e Capo della Urban Renewal Authority – ed è egli stesso sotto investigazione da parte della polizia da quanto ha affermato il governo.

Gli interrogatori intorno al collasso dell’ Hong Kong Mercantile Exchange si stanno allargando, con la polizia che sta ponendo domande anche a tre senior executives della fallita commodities agency.

Diverse fonti hanno confermato ieri che i detective del commercial crime bureau hanno parlato con almeno quattro persone dello staff dell’ exchange.

Dove le cose diventano davvero bizzarre è quando si scopre che il Capo stesso di Hong Kong e il fondatore dell’HKMEx sono molto vicini.

Nel frattempo dei funzionari governativi si sono mossi a rinnovare la loro fiducia nell’amministrazione Leung Chun-ying riguardo il crescente vociare che ha colpito il fondatore dell’HKMEx Barry Cheung Chun-yuen, che era il suo braccio destro.

Cheung ha rassegnato le dimissioni da ogni incarico pubblico questo venerdì.

Parlando al the Sunday Morning Post ieri, Cheung, 54, ha detto solo: “Spiacente, non dico nulla oggi, vado a casa per stare con i miei amici e la mia famiglia”.

Quanto tempo davrà passare prima che venga trovata la connessione fra Cheung e lì Hong Kong's top man CY Leung? Probabilmente non molto.

Nel frattempo non nutriamo grosse speranze che il fallito mercantile exchenge risorga:

Nel frattempo Ben Kwong Man-bun, uno dei 37 broker membri dell’ HKMEx, ha detto che il “modello di business” di questo Exchange rende difficile per qualsiasi investitore o “cavaliere bianco” di prendere in considerazione di ricostruirlo.

“Se guardate ai registri dell’exchange vedrete che non troppi membri hanno usato attivamente la piattaforma” ha detto “[L’Exchange] ha bisogno di un sacco di capitali e infrastrutture.”

Ma allora … a che serviva l’HKMEx? Beh, una spiegazione potrebbe essere che non era altro che un veicolo finanziario sull’oro altamente strutturato.

Eh?

Ricordate il nostro lungo articolo sugli affari finanziari sul rame che girano in Cina e come la Cina stia crollando sotto il peso di queste pratiche? Qualcosa che conta 500.000 tonnellate di rame come collaterale sotto forma di Lettere di Credito e spinge verso la liquidazione sui mercati e che probabilmente causerà un altro crollo del prezzo spot del rame?

Anche il processo opposto può essere vero: mentre in Cina il rame è stato usato come asset preferito per la creazione di asset finanziari, a Hong Kong potrebbe benissimo essere stato usato l’oro. Il che apparentemente spiegherebbe la conversione del già discusso CCFDs in HKGFDs (? NdEr)

E col recente collasso del prezzo dell’oro di carta all’improvviso la infinita catena di reipotecazioni di qualsiasi oro fosse all’HKMEx si è trovata a rischio, con la pressione del dover finanziare i margini a forzare la rottura della catena di questo collaterale nel momento in cui le controparti improvvisamente si sono messe a chiedere dei margini eccessivi sugli accordi esistenti.

La seguente escalation nel fallimento seriale di affari "HKGF" assortiti potrebbe essere la causa prima di perché non solo l’exchange – che non era nient’altro che un magazzino legato per tonnellate di collaterale LC – è stato costretto a chiudere i battenti, ma tutti quelli a lui associati hanno dovuto affrettarsi a produrre documenti finanziari falsi nel tentativo di evitare la rabbia di qualcun altro e tirare a campare sino all’alba successiva.

Naturalmente tutto quanto detto qui sono solo speculazioni e molto potrebbe cambiare nelle prossime ore e giorni man mano che si vengano a scoprire nuovi tasselli della storia, ma comunque se questo è uno scandalo che ha a che fare con encumbered gold, con oro gravato da impegni, dato in garanzia più e più volte a diversi soggetti, e se è vero che arriva sino ai massimi livelli della politica di Hong Kong, uno può star certo che ci saranno diverse controparti molto, molto arrabbiate dalla parte che sta perdendo su qualsivoglia tipo di affare su oro finanziarizzato in cui i top politicians di HK si sono imbarcati da due anni a questa parte. 

domenica 26 maggio 2013

St. Angelo: Più Diesel per Meno Oro

SRSrocco on May 23, 2013

I dati sono ormai usciti tutti e il 2012 si è dimostrato un altro anno di ulteriore spremuta continuata delle 5 principali compagnie minerarie d’oro. Non solo la loro produzione di oro è calata di 1,3 milioni di once ma anche i loro tassi di produttività sono calati di un altro 6%. Mentre i tassi di produttività media (average yield in inglese, stiamo parlando di quanti grammi di oro ci sono in ogni tonnellata di roccia trattata) continuano a calare lo stress aumenta per le mining companies. In buona sostanza ci vuole sempre più energia per produrre la stessa quantità di oro (spero si capisca che se ci sono, per dire 3 grammi d’oro invece di 6 per tonnellata di roccia per produrre 6 grammi d’oro bisogna trattare il doppio di roccia e cioè farla esplodere, trasportarla con immensi camion diesel, frantumarla nei frantoi.. e questo è solo l’inizio del processo. NdEr).

Questo è sicuramente il principale problema che l’industria mineraria ha e avrà sempre di più da fronteggiare in futuro. Qui sotto vi ho riassunto quanto i tassi di produttività di oro sono calati fra le prime 5 compagnie minerarie al mondo (Barrick, Newmont, AngloGold, Goldfields & GoldCorp):


Nel 2005 le prime 5 mining co. producevano oro ad un tasso medio di 1,68 grammi per tonnellata (g/t) mentre nel 2012 il tasso era crollato a 1,22 g/t. In solo 7 anni un calo del 27%, circa un 4% in meno ogni anno. E fra 2011 e 2012 il tasso di produttività è calato addirittura di un 6%.

Ovviamente il problema con questo calo degli ore grades (altro modo per dire tassi di produttività) è quanto oro in meno viene a mancare alla produzione ogni anno. Se guardiamo alla produzione di oro dei top miners nel 2005 vediamo che è stata di 25,2 milioni di once e se volessimo conteggiare solo la perdita di produttività media per tonnellata sarebbe stata una perdita netta di 6,8 milioni di once. Perdita netta che i produttori hanno fronteggiato incrementando la quantità di roccia trattata o cercando di aprire nuove miniere. E nonostante questi sforzi (e nonostante i prezzi storicamente molto alti! NdEr) la quantità totale di oro prodotta è calata a 22,6 milioni di once del 2012

Quest’altra chart mostra il cambiamento nella quantità totale di roccia lavorata insieme al calo degli average yields, dei tenori di oro nella roccia dal 2005 al 2012:



Nel 2005, i top 5 miners hanno processato 522 milioni di tonnellate di roccia per ottenerne 25,2 milioni di once d’oro ma nel 2012 hanno dovuto macinare 55 milioni di tonnellate di roccia in più, 577, per ottenere una produzione totale d’oro minore, di solo 22,6 milioni di once, 2,6 milioni di once in meno che nel 2005.

Secondo il GFMS 2013 Gold Survey, il più grosso aumento di cash cost per gold miners dal 2011 al 2012 è da imputare proprio a questo declino dei gold grades, delle percentuali di oro nella roccia lavorata. Secondo i loro conteggi il calo dei gold grades è la ragione di un’ulteriore costo aggiuntivo medio di 41 $ per oncia d’oro estratta:


Anche se non ritengo che il “cash cost” sia un buon metro per misurare la profittabilità di una compagnia mineraria, questo è un esempio perfetto che vi mostra quanto il calo della quantità di oro nelle rocce impatti sui bilanci dei miners.

Come accennavo all’inizio il declino degli ore grades porta inevitabilmente a dover usare più energia per produrre le stesse quantità di oro .. se non meno!

In quest’altra chart vi ho messo i dati relativi ai consumi di combustibili necessari per produrre un’oncia d’oro. In soli 6 anni il consumo di diesel è cresciuto di un 72% fra i primi 5 top miners d’oro al mondo!


La cosa più impressionante è che a fronte di una crescita media annuale del consumo di diesel del 12% la produzione totale è calata. Nel 2005 le compagnie minerarie considerate bruciavano solo 12,7 galloni di diesel di media per ottenere un’oncia d’oro ma nel 2011 già ne hanno dovuto usare 21,8 galloni per la stessa quantità di metallo giallo.

C’è da dire che quando queste companies fanno uscire i loro rapporti di fine anno questi coprono tutti gli aspetti delle loro operazioni. Una parte di questo diesel è anche consumato per nuove operazioni, nuove miniere, e alcune companies, come la Barrick e la Newmont hanno anche miniere di rame. Ciò nonostante il consumo di diesel è cresciuto – e di parecchio – fra tutti i gold miners, anche quelli che non hanno miniere di rame primario.

Un buon esempio può essere la Goldfields, che ha i tassi di oro più alti di tutto il gruppo.


I dati di questa tavola mostrano che la Goldfields ha più che raddoppiato, dal 2005 al 2011, i suoi consumi di diesel per oncia d’oro raffinato finale. E come dicevo stiamo parlando dei tassi di oro per tonnellata di roccia più altri fra quelli qui considerati. Nel 2005 la Goldfield produsse 4,2 milioni di once d’oro ad un tasso di 2,74 grammi/tonnellata consumando in media 4,9 galloni di diesel per oncia. Ma nel 2011 .. vedete voi che differenza! 10,6 galloni per oncia prodotta. Gli average yield della Goldfields sono caduti dell’80% sino a 1,83 grammi/tonnellata nel 2011 ed hanno dovuto incrementare i loro consumi di diesel a 10,6 galloni/oz … su una produzione totale di “solo” 3,2 milioni di once nel 2011. Cioè: hanno dovuto più che raddoppiare il loro consumo di carburante per ottenere un 24% in meno di oro in un periodo di solo 6 anni.

Dobbiamo tenere a mente che c’è anche un altro fattore che aumenta il consumo di diesel di queste compagnie oltre al calo dei tenori di oro nella roccia delle loro miniere. Man mano che le miniere a cielo aperto si allargano gli haul trucks, i colossali camion che le percorrono devono fare più strada .. e sono dei bestioni che ne bevono di carburante!

Pochi sanno che durante tutto l’800 i tassi medi di oro nella roccia scavata delle più grosse miniere d’oro al mondo era dell’ordine dei 20-25 grammi per tonnellata di roccia – circa IL VENTUPLO dei tassi delle miniere dei nostri giorni. In pratica oggi le compagnie scavano POLVERE d’oro invece che pepite e vene.  

Perciò il crollo degli average yields è il BIG SQUEEZE, la “grande spremuta” a cui sono sottoposti i bilanci dei moderni gold miners.

E questo non è neanche il peggiore dei problemi che dovranno fronteggiare in futuro. Il fatto che brucino sempre più diesel già pesa ma la grande incognita è quanto diesel ci sarà da bruciare in futuro? Già, come visto, ne consumano sempre di più. .. se poi il costo del gallone dovesse ancora aumentare?!

Il mondo sembra ignorare bellamente la realtà che si sta mostrando sempre più nell’industria del petrolio. E per quei personaggi che non vogliono neanche pensare che la storia del peak oil sia reale voglio ricordare due semplici fatti che già ora causano stress alle economie mondiali:

1) Il calo degli export di petrolio: sempre più i paesi produttori lo usano loro stessi l’oro nero invece di venderlo alle classiche economie sviluppate

2) Il calo dell’EROI - Energy Returned on (Energy) Invested – l’Energia che occorre investire per ottenere qualsiasi cosa e i prezzi di questi beni ottenuti. Quando ci vuole più di un barile di petrolio per ottenere l’equivalente energetico di un barile di petrolio il meccanismo si ferma.

I will explain more about these factors in future posts and articles..