Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

lunedì 30 dicembre 2013

.. e si finisce di disegnare questa chart da annus horribilis per i metalli preziosi

stavo giusto pensando .. non faranno mica chiudere l'anno ai metalli senza un bel crolletto finale, così da disegnare dati TERRIBILI per quest'ultimo giro attorno al sole, roba da lasciare negli annali un crollo così epocale da istillare un SACRO TERRORE negli investitori anche al sol PENSARE di mettere soldi nei metalli preziosi ...

.. et voilà! Pensato >> Fatto! ;D




ZH: La corsa all'oro, specie giojellato, si allarga da Cina e India al Medio Oriente

Submitted by Tyler Durden on 12/24/2013

Ad “Ovest” più i prezzi dell’oro salivano e più apparentemente la domanda saliva da parte degli scommettitori all’inseguimento del trend “investitori”, anche solo domanda di certificati che affermano di rappresentare dell’oro, come potrebbe essere per esempio anche il GLD. 
All’opposto, nel momento in cui il trend ha girato, gli stessi “investitori” non si sono certo preoccupati se il GLD era già crollato di un 30%.

Nello stesso lasso di tempo, all’”Est”, più il prezzo saliva e meno la gente aveva voglia di comprare il metallo fisico, roba che per quella razza estinta di folli giocatore d'azzardo noti come “investitori nel valore” è un concetto familiare.

Ed ora che il prezzo dell’oro non è solo tornato ai livelli dell’inizio del 2011, ma è anche essenzialmente sotto i livelli dei costi di produzione, la domanda cinese ormai scappa fuori, verso l’alto, dalle chart.  La domanda in India – tradizionalmente la più sostanziosa del mondo – continua ad essere a livelli senza precedenti, anche se gli acquisti ufficiali di metallo giallo sono stati regolati e limitati attraverso dei capital control, forzando la popolazione locale a contrabbandare l’oro coi metodi più innovativi.

MA mentre l’Ovest resta l’Ovest e l’Est resta l’Est e nessuno sforzo pare poter esser fatto per modificare i comportamenti nelle due aree del mondo.. che cosa c’è nella terra di mezzo fra Ovest e Est?

Grazie alla Gazzetta dell’Arabia Saudita impariamo che nell’uber-ricco regno mediorientale, che galleggia su un mare di petrolio, hanno fatto la loro scelta di campo… ed hanno scelto di avvantaggiarsi dell’attuale collasso dei prezzi indotto da dei pezzi di carta e di caricare più oro possibile. Dalla Saudi Gazette (l’articolo è del 23 dicembre, Er):

I negozi di oro di Jedda stanno facendo begli affari grazie a sempre più clienti che comparano vari tipi di oro grazie alla caduta internazionale del prezzo del metallo nobile.

Saleh, che lavora al negozio di ori “Al-Amari”, ci ha detto che sempre più persone stanno comprando giojelleria delle più varie fatture mentre altri comprano bullion come veicolo per l’immagazzinamento della loro ricchezza dopo essersi fatti vedere poco negli ultimi 2 anni.

Secondo Saleh sono varie le nazionalità dei compratori che lo avvicinano, sauditi, africani e indiani. I prezzi, a sua detta, variano fra i SR165 e i SR140 al grammo, a seconda del tipo di oro viene venduto.

Il prezzo è deciso da quanto lavoro aggiuntivo è stato necessario per arrivare al giojello finito. Anche il paese d’origine conta: “abbiamo creazioni di giojelleria italiana, bahrani, koreana o lacale, e ognuna ha il suo prezzo di base” dice Saleh.

Intervistato dalla Saudi Gazette, Ali Batarfi, deputy chief of gold a Jeddah, ha detto che prevedono che i prezzi dell’oro continueranno a cadere sino alla fine del mese sino a quota 1.150 l’oncia, ma che poi è probabile che risaliranno nella prima metà del 2014.

Batarfi ha detto anche che “Il mercato dell’oro sta ora assistendo ad una crescita delle vendtie grazie al calo del prezzi dell’oro, ma comunque non solo grazie a questo ma anche al fatto che si sta comprando in vista di festività e matrimoni.”

L’oro ha segnato un calo quest’anno da 1920 dollari l’oncia a 1193,3 dollari l’oncia, il che ha creato una differenza nelle abitudini di comprare oro e immagazzinarlo, ha detto Batarfi, e ha aggiunto “prevediamo che sarà venduto più oro fra giojelleria e puro bullion”.

Esperti del settore credono che l’investimento verso in oro cinese e indiano si stia affievolendo (??? Er) e così anche quello delle banche centrali (??? Er). La domanda di giojelleria d’oro dei consumatori  è cresciuta del 20% quest’anno, a livello globale, nell’anno fra settembre 2012 e settembre 2013, raggiungendo le 3.757 tonnellate per un valore complessivo di 183,9 miliardi di dollari (che cifretta ridicola rispetto ai trilioni in derivati tossici in giro per il mondo! Er).

Secondo un report appena pubblicato dal World Gold Council (Gold Demand Trends), la domanda di giojelleria in oro dei consumatori regionali è cresciuta del 25%, raggiungendo le 225,8 tonnellate, per un valore di 10,9 miliardi di dollari, con l’UAE e l’Arabia Saudita che hanno in questo settore posizioni di spicco.

Così mentre l’occidente ha celebrato la natura di Bene anti-Giffen (un prodotto che, contro la classica legge di domanda e offerta, viene comprato di più quando il prezzo è alto piuttosto che quando è basso. Er) dell’oro, i sofisticati investitori US, per i quali solo le linee del Momentum e della Media Mobile a 200 giorni contano, continuano a buttare al cesso i certificati che rappresenterebbero dell’oro reale e a comprare dei certificati relativi a degli stocks ai massimi storici, scambiabili con una valuta che continua ad essere diluita al ritmo di $85 $75 miliardi al mese … anche se sempre più compagnie minerarie sono destinate a finire fuori mercato se il prezzo continuerà a calare sotto i costi di produzione.

Abbiamo idea piuttosto chiara di chi la spunterà, alla fine, in questo conflitto fra “est” ed “ovest”…


Libero: Dall'anno prossimo copravendite immobiliari con passaggio dei denari direttamente "su conto statale"

Finalmente! Già lo sapete e sicurmente siete tutti in tripudio visto che le tasse nel 2013 sono calate!


.. e visto che le tasse sono calate e caleranno ancora l'anno prossimo..

27 dicembre 2013

Come se non bastassero le imposte sugli immobili, ecco che arriva pure il prelievo sulle somme versate per l’acquisto delle case. Il trucco, studiato da palazzo Chigi e da via XX settembre riguarda tuttte le transazioni per l’acquisto degli immobili. In un articolo del maxiemendamento che approda in Aula viene ribaltata la compravendita immobiliare. Di fatto l’erario incasserà una bella sommetta su tutte le transazioni che ci saranno tra acquirente e venditore dell’immobile.

Il trucco - Ecco come: Il maxiemendamento prevede che il notaio versi presso un conto corrente la somma che l’acquirente deve pagare per l’immobile, gli onorari dovuti allo stesso professionista e anche le eventuali somme per estinguere le spese condominiali. Il denaro resterà lì fino a quando il contratto non sarà trascritto dal notaio. Quindi, se i tempi non cambieranno, da una settimana fino a 30 giorni, che è il limite massimo previsto dalla legge. Il governo dovrà chiarire, come racconta il Giornale, se il conto corrente sarà aperto direttamente dal notaio o se sarà un conto unico per tutti. 

Ma resta una certezza: gli interessi maturati sul conto non andranno né al venditore né al compratore, ma alimenteranno “i fondi di credito agevolato” destinati “ai finanziamenti alle piccole e medie imprese”. Insomma i soldi per comprare le case resteranno per un po’ di tempo in una sorta di limbo su cui il governo potrà guadagnare un bel pò di interessi

Così gli immobiliaristi protestano e puntano il dito contro il governo: I nuovi obblighi “rallenteranno ulteriormente il mercato immobiliare”, già in sofferenza. Ma al governo interessa far cassa. Con buona pace del mercato immobiliare.


E che dire poi della nuova norma per cui gli affitti (solo quelli registrati, ovviamente, la cosa lascierà tutto uguale per quelli in nero) dovranno essere pagati esclusivamente con bonifico bancario? L'ennesimo regalino alle banche coi loro balzelli e l'ennesimo uccello padulo per chi rispetta le regole? ... si, si... salviamo le banche per salvare noi stessi, certo ..

PS: a quando il prossimo innalzamento dell'aliquota IVA, dopo quello di un punto percentuale nel 2013?

Dagospia: Paghe RAI

Diciamo anche pure che Fabio Fazio è bravo... ma 5.500 euro AL GIORNO? Con la RAI che ha bilanci in perdita per centinaja di milioni di euro? .. e dell'ultima pubblicità che vede una moglie che urla come un banshee perchè il marito straccia il bollettino di pagamento e ci ricorda che "il canone RAI SI DEVE" ne vogliamo parlare? Di 'sto passo fra qualche anno faranno spot su carabinieri che - simpaticamente - arrestano un bambino reo di avere uno smartphone (con radio e internet) e di non aver pagato il canone (che, però, non è aumentato, bontà loro)

Carabiniere 1: "Bambino, smettila con quel lecca-lecca e vieni quà"

Bambino: "Chi, io?"

Carabiniere 2: "Si furbetto, tu. Di, cosa stai ascoltando con le cuffiette?"

Bambino: "musica"

Carabiniere 1: "Sicuro che non è Radio2? E comunque non ci interessa, lo sai che puoi ascoltare anche la radio col tuo cellulare, no?"

Bambino (tutto orgolioso): "si, il mio cell fa questo.. e quello..."

Carabiniere 1:"Bene, allora devi pagare il canone RAI. Cel'hai la ricevuta del pagamento del bollettino?"

Bambino: "eh?"

Carabiniere 2: "dai, non fare il furbo" (rivolto al collega: "ma si che lo sa, oggigiorno sono tutti dei piccoli mostri..")

Carabiniere 1: "Se non hai il bollettino devi seguirci in caserma. Chiama mamma se vuoi e dille che porti il bollettino pagato ... che se no il Sior Fazio piange!"

Bambino: "ueeeeeeeee!"

... no, dai, lo spot pubblicitario sarà molto più simpatico di questa scenetta che mi sono immaginato ;D


28 dicembre 2013

1. Paghe-RAI? Pagheremo caro! Fabio Fazio incassa 5.479 € da viale Mazzini. Al giorno!

2. Bilancio di fine anno con i compensi lordi che la RAI (che nel 2012 ha registrato 270 milioni di perdite) elargisce ai suoi dipendenti e collaboratori

3. Il boy scout di “che tempo che fa” è il più pagato di tutti, e batte pure Gubitosi (1.780 € al giorno) e Tarantola (1.095 € al giorno). Dietro ci sono la Clerici (4.000 € al giorno) e Carlo Conti (3.561 € al giorno) 

4. Il buon Bru-neo Vespa, pensionato RAI da qualche anno, porta a casa 3.287 € al dì (cioè.. oltre alla pensione? E quel bravo ragazzo di Floris? Er)

5. I calcoli sono stati fatti dal portale Raiwatch (vicino a Brunetta), visto che Gubitosi si è rifiutato di divulgare i compensi, stellari e non, per “motivi concorrenziali”. Ma quando uno incassa il canone, come fa a parlare di concorrenza?

Questi sono solo i titoli. Leggi tutto il post su Dagospia

Più Tasse, Più Servizi .... ma servizi per chi? Ho tanto l'impressione che per il contribuente ci siano piuttosto dei servizietti. Ma mica tutti siamo masochisti però


domenica 29 dicembre 2013

St.Angelo: La relazione fra Argento e costo dell'Energia nell'ultimo mezzo secolo

by Steve St.Angelo on December 27, 2013

L’esplosione prossima ventura del valore dell’argento sarà uno shock per tutto il mondo, e la causa sarà da cercare nel fallimento delle previsioni della comunità degli analisti. Sono veramente affascinato dalla mancanza di qualità nel lavoro di tanti analisti di questi tempi. A parte pochi analisti che fanno un buon lavoro c’è una marea di analisti di pessima qualità che continuano a pubblicare lavori sempre più senza valore.

Mentre possiamo tranquillamente cestinare la maggior parte delle previsioni che escono dai Media Main Stream, resto comunque sorpreso dall’ammontare di immondizia che gira anche nei media cosidetti “alternativi”. Mi dispiace se sono così brusco ma talvolta bisogna essere onesti.

Ricevo un sacco di email da parte di lettori che mi rigirano articoli che dicono il contrario di quanto affermo nelle mie analisi e previsioni. Lo fanno perché temono che ci siano dei vizi di fondo nelle mie analisi. Alla fine cercano solo di avere delle risposte che confermino le loro idee e i loro investimenti. Beh, io faccio la stessa cosa.

Credo che se le analisi di migliore qualità vengono esposte la risposta risulti evidente per tutto il pubblico degli investitori. Sfortunatamente quando la maggior parte degli analisti del mercato sono in errore… così saranno anche gli investimenti fatti seguendo quelle guide.

Parte del problema con la comunità degli analisti di questi tempi è che sono i loro assegni che li spingono a pubblicare lavori che seguono la massa del consenso. E … la massa del consenso spinge per continuare il più grosso schema Ponzi della storia. Quindi ogni analista che lavora per l’ establishment “non deve mai pensare fuori dalla scatola” (espressione americana: must never think outside the box) perché è dalla scatola che arriva il suo salario.

La stessa cosa pere essere vera anche per molti “Alternative Media”. O l’analista alternativo segue il messaggio generale delle company per cui lavora, o utilizza dati e informazioni nelle sue previsioni che sono superficiali o peggio. Entrambe queste preposizioni sono evidentemente fallaci.

Per esempio pare che ci sia una colossale campagna pubblicitaria sulla “New Shale Energy Revolution”, la nuova rivoluzione del petrolio e del gas da scisti, che starebbe avvenendo ora negli Stati Uniti. Anche se l’industria dello shale ha portato alla produzione di più petrolio e più gas negli States, siamo ben lontani da una “rivoluzione”… piuttosto siamo alla fase finale di un’industria ormai indirizzata alla pensione.

Assisto a sempre più di questi analisti e siti web che spingono questo mantra della “Rivoluzione Energetica USA”, come se volessero tutti fare parte della nuova tendenza del momento. Questa è davvero la maledizione della comunità degli analisti – cavalcare i fumi di una tendenza che arriverà al collasso non appena si mostreranno davvero i fondamentali.


La relazione Argento-Energia

Come ho già avuto modo di dire e scrivere molte volte in passato, l’oro e l’argento sono Riserve di Valore perché sono riserve di ENERGIA ECONOMICA. Quando perla prima volta sono arrivato a formulare questa teoria ho usato il termine “Riserva di Valore Energetico”. Ma da quando ho sentito Mike Maloney usare, nella sua eccellente serie di video “Hidden Secrets of Money”, il termine “Energia Economica” per descrivere come oro e argento sono riserve di valore, uso sempre la sua terminologia.

Un altro problema con la comunità degli analisti alternativi è che tendono a iper-specializzarsi, perdendo completamente di vista le altre industrie. Ciò detto diamo un’occhiata alla chart qui sotto che ci mostra l’estrema volatilità dei prezzi del petrolio durante gli anni ’60 del XX secolo:


Come vediamo il prezzo del petrolio cadde da 1,90 dollari/barile del 1961 a 1,80 dollari/barile per tutto il resto della decade. Quel calo dei 10 cent/barile fu tutta la volatilità del prezzo del petrolio in quella decade, con gli Stati Uniti e il resto del mondo che regolavano le forniture così da tenere i prezzi contratti e sostanzialmente fermi per quasi 10 anni.

Ovviamente niente è per sempre e così dopo che la produzione petrolifera statunitense raggiunse il massimo nel 1970 e dopo l’embargo sul petrolio arabo del 1973 il mondo non avrebbe mai più visto rivisto prezzi così bassi e regolati come negli anni ’60.

La prossima chart mostra come le forze di domanda e offerta, la politica e l’inflazione impattarono sui prezzi del petrolio nella decade seguente, negli anni ’70:


Diversi fattori spinsero il prezzo del petrolio da 1 dollaro e 80 cent al barile del 1970 sino ai 36,83 dollari al barile del 1980.

Come ho menzionato la produzione di petrolio statunitense raggiunse i livelli massimi proprio nel 1970 a 9,6 milioni di barili al giorno .. proprio nell’ultimo anno in cui il prezzo rimase fermo e basso a 1,80 al barile.

L’Arab Oil Embargo del 1973 spinse il prezzo a quota 3,29 (un più 83% rispetto al prezzo degli anni ’60).

L’anno successivo la produzione statunitense crollò a 8,8 milioni di barili al giorno e l’impatto dell’embargo si fece sentire molto di più, portando il prezzo a 11,58 dollari al barile (+ 640% o 6,4x rispetto a pochi anni prima)

Per di più l’inflazione monetaria si fece sentire bella forte nella seconda metà della decade, e mentre la produzione statunitense continuava a declinare lentamente (a 8,5 mln di bar/gg) il prezzo di quello che stava diventando il famoso oro nero raggiunse quota 36,83 USD/barrel nel 1980… più 2050% o 20,5x rispetto al plateau dei prezzi degli anni ’60.

Questo è un fattore che la maggior parte degli analisti del prezzo dei metalli preziosi non riesce proprio a considerare e capire.

Uno dei miei lettori mi ha mandato un report della Eidetic Research. Nel report c’era anche questa chart di lungo periodo (1970-2013) del prezzo dell’argento:


Fondamentalmente la chart mostra il ciclo di lungo termine di 127 mesi dell’argento. Vediamo le diverse fasi del ciclo – bull (rialzista), bear (ribassista) e d transizione.

Da questa chart i tipi della Eidetic Research cercano di trarre previsioni su dove sta andando il prezzo dell’argento.

Credo che questo tipo di analisi sia una perdita di tempo perché ragionano in una specie di vacuum energetico, pensano di prevedere il prezzo futuro dell’argento dimenticandosi completamente dei fattori energetici futuri.

Questi cicli avranno magari anche funzionato quando il mondo continuava ad aumentare le sua produzione globale di petrolio ma falliranno miseramente quando l’energia dal lato offerta sarà sempre meno.

Non sto scegliendo la Eidetic Research come peggiore esempio di quanto voglio dire, solo come uno dei tanti esempi della massa di previsioni sui prezzi dei metalli che ci sono in giro che continuano ad aderire ciecamente alla religione dell’ “analisi tecnica”.

A credito dei tipi della Eidetic Research c’è da dire, per esempio, che credono che i prezzi futuri dell’argento dipenderanno dal debasement delle valute cartacee di tutto il mondo piuttosto che dalle semplici forze della domanda e offerta. E su questo sono perfettamente d’accordo con loro.

La ragione per cui il prezzo dell’argento salì così sostanzialmente negli anni ’70 non fu certo perché l’aveva previsto l’analisi tecnica ma piuttosto per via dell’aumento esponenziale che ebbe il prezzo del petrolio … come mostro nella chart che segue.

Noterete come il prezzo dell’argento andò di pari passo con l’aumento del prezzo del petrolio:


Dal 1061 al 1070 il prezzo dell’argento rimase virtualmente piatto, esattamente come il prezzo del petrolio, come abbiamo visto.

La sola ragione per cui si assistette ad un movimento sino a 2,06 dollari l’oncia nel 1967 fu per via dell’impatto del Coinage Act del 1965, la nuova legge monetaria statunitense, che rimosse l’argento dalla circolazione (l’ultima annata buona per i mezzi dollari americani, argento a titolo 900 millesimi, infatti è il 1964. Er).

E quando il prezzo del petrolio andò da 2,24 dollari al barile nel ’71 a 11,58 nel 1974, l’argento si mosse anche lui in modo sostanzialmente simile, da 1,39 dollari l’oncia a 4,39 dollari l’oncia. questo fu il momento in cui i fratelli Hunt cominciarono a comprare argento. Fra il 1970 e il 1973 la famiglia di petrolieri texani comprò circa 200.000 once d’argento puro.

Quando poi fra il 1974 e il 1978 il prezzo del petrolio salì modestamente da 11,58 a 14,02 dollari al barile, analogamente troviamo che il prezzo dell’argento salì più modestamente anch’esso, da 4,39 dollari l’oncia nel 1974 a 5,98 nel 1978. In questo periodo i fratelli Hunt comprarono la bellezza di più 75 milioni di once d’argento puro.

Gira la storia che i fratelli Hunt cercarono di “mettere in un angolo”, di controllare il mercato dell’argento.. beh, non è così. Stavano solo cercando di proteggere i loro profitti dal petrolio dei Campi Libici dall’inflazione, che proprio allora stava prepotentemente alzando la testa negli Stati Uniti (ricordo che l’abbandono definitivo del gold standard sancito dagli accordi di Bretton Woods nel 1944 da parte di Nixon risale al ferragosto del 1971. Er).

In un solo anno il prezzo del petrolio schizzò da 14,02 nel 1978 a 31,61 dollari al barile nel 1979. Nello stesso periodo il prezzo dell’argento partì a razzo da 5,93 dollari l’oncia nel 1978 a 21,79 nel 1979 (Si prega di notare che tutti questi numeri sono medie annuali).

Anche se in termini percentuali l’argento fece anche meglio del petrolio fra il 1978 e il 1979 (300% di salita del prezzo contro 125% del petrolio), se consideriamo i cambiamenti di prezzo fra 1971 e 1979 vediamo che si assomigliano moltissimo:

Aumento del prezzo del petrolio e dell’argento 1971-1979

Petrolio = + 1.300%
Argento = + 1.450%

Quindi la semplice e fuorviante idea che il prezzo del metallo salì così vertiginosamente solo per via delle speculazioni della famiglia Hunt manca completamente di considerare l’impatto del prezzo dell’energia sul argento (come su tante altre risorse. Un po’ tutte alla fine. Er).

Jim Sinclair (noto vecchio investitore nei metalli preziosi che visse in prima persona il bull market degli anni ’70 ed ebbe anche un ruolo nella gestione del “fallimento” della famiglia Hunt quando le istituzioni americane li misero alle corse. Er) ha menzionato in una delle sue interviste che mentre i fratelli Hunt stavano comprando quantità colossali di metallo bianco c’erano anche alcune delle più importanti istituzioni proprio alle loro spalle che stavano facendo esattamente la stessa cosa.

Quindi stampiamocelo bene in testa: quando il prezzo del petrolio sale, sale anche il costo di estrazione dell’argento.

Un altro presupposto che fa sempre la comunità dei metalli preziosi è che le compagnie minerarie stavano facendo dei gran soldi durante la grande salita dei prezzi di oro e argento, specie nella seconda parte degli anni ’70. Questo è un errore perché anche i loro costi stavano salendo di pari passo con l’aumento del costo del petrolio e dei suoi derivati.

Ho ottenuto per esempio i Report Annuali della Homestake Mining e ve lo possa assicurare… la loro performance finanziaria era molto migliore fra 1973 e 1974 che, per esempio, fra 1978 e 1979:

Homestake Operating Earnings to Revenues

1973 = 16.3%
1974 = 31.3%
1978 = 12.4%
1979 = 24.4%

La sola cosa che la Homestake riuscì a fare negli anni ’70 fu di distribuire grossi dividendi agli azionisti, cosa che le compagnie minerarie stentano invece a fare negli ultimi anni. Nel 1979 la Homestake pagò 22,6 milioni di dollari in cash dividends .. la bellezza di 2,00 dollari per share, per azione.

Per capire di che sto parlando ecco i dividendi pagati nel 2011, al massimo delle quotazioni di oro e argento, dalle prime 5 compagnie minerarie aurifere:

Barrick = $0.51
Newmont = $1.00
Anglo Gold = $0.34
GoldCorp = $0.41
Kinross = $0.11

La Newmont è quella che è riuscita a pagare il massimo per azione, 1 dollaro tondo tondo, ma è sempre solo la metà di quanto ricevettero gli azionisti della Homestake nel 1979.

Tutto ciò potrà anche non sembrare ‘sta gran cosa .. sino a che non contiamo anche quanta inflazione dei prezzi al consumo è passata sotto ai ponti nei 32 anni fra il 1979 e il 2011

Se diamo un’occhiata al sito Shadowstats.com di John Willams e mettiamo dentro 1 dollaro nel 1979 vediamo che sarebbero circa 2,94 dollari del 2011 … facciamo conto tondo, 3 dollari del 2011. Quindi gli shareholders della Homestake ottennero l’equivalente di 6 dollari del 2011, nel 1979. E fra 1 e 6 mi pare che ci sia una bella differenza.

Oppure, all’opposto, se riduciamo i dividendi distribuiti dalle compagnie aurifere nel 2011 di un terzo (32 anni di inflazione) possiamo vedere i dividendi di oggi in dollari equivalenti del 1979:

Barrick = $0.17
Newmont = $0.33
Anglo Gold = $0.11
GoldCorp = $0.14
Kinross = $0.04

Vedete come, conteggiando anche 32 anni di inflazione, i dividendi di oggi sono piuttosto ridicoli rispetto a quelli di fine anni ’70. E stiamo parlando dei dividendi dell’anno dei prezzi record, il 2011, non del 2013.

Un importante fattore che gli analisti del settore metalli preziosi non riescono a capire oggigiorno è l’immensa DILUIZIONE che le shares, le azioni, delle compagnie minerarie hanno subito nelle ultime decadi. Soldi che sono finiti, a spese degli azionisti, a far crescere le compagnie minerarie.

La causa di tutto questo sono state la caduta dell’EROI (Energy Invested On Return, quanto si è ottenuto, alla fine, in relazione all’unità di energia spesa. Er) e anche la manipolazione dell’oro e dell’argento attraverso i derivati e i mercati finanziari.

Ora che abbiamo capito la relazione che c’è fra energia (e suo costo) e argento (e oro), diamo un’occhiata ad alcune Ratio, alcuni rapporti, fra argento e petrolio (Silver-Oil Ratio)


La Relazione Vitale Fra Argento e Petrolio

Oggi i famosi “fondamentali” sono stati buttati fuori dalla finestra, così da poter far sopravvivere ancora un po’ Il Più Grosso Schema Ponzi Finanziario della Storia.

Gli analisti che seguono il flusso e la tendenza principale possono tenersi i loro lavori.

Visto che io non mi devo piegare per ottenere un assegno mensile da parte di queste case di brokeraggio o banche, posso fornire analisi “out of the box”, fuori dal coro diretto, libero dalla forma mentis ortodossa che si propaga sotto forme varie di ricatto.

Gli analisti che prevedono dove andrà il prezzo dell’argento basandosi sull’analisi tecnica tipo le onde di Elliot, la Teoria dei Cicli e delle Formazioni delle Candele, lo fanno in vuoto pneumatico sulle questioni fondamentali dell’energia e dei suoi costi. Vedono il prezzo o il valore dell’argento solo basandosi su questi metodi. Pura demenza.

Se invece torniamo indietro e guardiamo ai dati fondamentali sul petrolio e sull’argento possiamo vedere invece in trend molto interessante.

Queste prime chart mostrano come il prezzo del petrolio e dell’argento sono strettamente legati assieme.


Quando l’oro e l’argento venivano usati come moneta negli Stati Uniti (e in un po’ tutto il mondo. Er) la loro Ratio, il loro rapporto (nel senso algebrico della parola, un numero diviso per un altro numero. Er) col prezzo del petrolio era tenuto piuttosto vicino.

Quì possiamo vedere come il prezzo del petrolio e dell’argento rimasero praticamente piatti a parte un leggero scatto verso l’alto dell’argento nel 1967 dovuto all’accaparramento e accumulo da parte della gente delle vecchie monete d’argento appena indirizzate alla rimozione dalla circolazione per via del Coinage Act del 1965.

La Silver/Oil Ratio rimase a 1,4 per molti anni sino a che non calò a 0,9 nel 1967 (accaparramento delle monete d’argento ancora in circolazione prima che le ritirassero le banche per il governo.. come furono accumulata e tesaurizzate in Italia le 500 Lire d’argento ancor prima che fossero ritirate, sin dai primi anni ’60. Er).

In media, per la decade degli anni ’60, la Silver/Oil Ratio fu su quota 1,2.

Come vediamo sinchè oro e argento restarono forme legali di moneta negli Stati Uniti la Ratio, il rapporto, rimase piuttosto basso.

La prossima tabella invece ci mostra l’impatto del raggiungimento del massimo storico del petrolio estratto negli States, dell’abbandono del cambio fisso dollaro-oro (Nixon che decreta la morte di Bretton Woods nel a ferragosto ’71. Er), del’Embargo Petrolifero Arabo e dell’inflazione sul prezzo del petrolio e dell’argento negli anni ’70.


Noterete che, come già visto, mentre il prezzo del petrolio saliva, saliva anche il prezzo dell’argento. I trend sono perfettamente identici ma la somiglianza fra le due curve resta notevole.

La Silver-Oil ratio salì da 1,6 nel 1971 a 3,0 nel 1977.. anche nonostante il fatto che i fratelli Hunt stavano comprando una gran massa di argento per poi essere passati alla storia come “quelli che tentarono di mettere in un angolo il mercato dell’argento” (supposedly cornering the silver market).

Dobbiamo ricordare che più sale il rapporto Argento/Petrolio più l’argento diviene “economico”, a buon mercato, sottovalutato, rispetto al petrolio. Quindi per avere una sopravalutazione dell’argento rispetto al petrolio dobbiamo vedere dei numeri che calano del rapporto Argento/Petrolio

Nella tabella vediamo anche come sia il prezzo del petrolio che dell’argento finirono sparati verso l’alto all’unisono nel 1979.

Molti analisti dicono che l’argento finì con l’essere estremamente sovra comprato e altamente speculativo a quei tempi, ma secondo la mia analisi… stava solo tentando di recuperare la propria relazione storica col petrolio di quando era un metallo monetario.

Non appena i Padroni Della Moneta Di Carta si misero d’accordo con la CFTC (Commissione di Controllo sul Trading dei Futures sulle Commodities, Er), il prezzo dell’argento fu sbattuto verso il basso nel 1980 ad una media annuale di 16,39 dollari l’oncia.. anche se il prezzo del petrolio salì a 36,89 dollari al barile dai 31,61 dell’anno prima (1979).

Per di più, mentre il prezzo dell’argento si indeboliva, la Silver-Oil ratio saliva a 2,2 nel 1980 da 1,5 del 1979.

Se facciamo la media degli anni ’70 del rapporto Argento/Petrolio vediamo che salì a 2,1 rispetto all’1,2 degli anni ’60. (Più alto il numero e minore il prezzo dell’argento).

Il Dollaro fu salvato quando il Chairman della Fed Paul Volcker alzò i tassi di interesse, che distrussero ulteriormente il valore dell’argento rispetto a quello del petrolio.

Per le due decadi seguenti, gli anni ’80 e ’90 la Silver-Oil ratio divenne molto volatile.


Non mi addentrerò troppo in dettaglio su cosa successe in questo periodo ma vediamo chiaramente che la Silver-Oil ratio salì ancora e ancora nelle due decadi di fine secolo e fine millennio, valendo in media 3,8, quasi il doppio del valore degli anni ’70 che era a sua volta già quasi il doppio di quello medio degli anni ’60.

La prossima chart invece ci mostra come, similarmente agli anni ’70, petrolio e argento si sono mossi in tandem dall’inizio del nuovo millennio, nel periodo 2000-2013


Nel 2000 la Silver-Oil ratio era a 5,8 ma prese a riscendere significativamente sino a 3,2 nel 2011, agli ultimi picchi delle quotazioni ufficiali, quando in media l’argento quotò a circa 35 dollari l’oncia.

Ancora una volta quando l’argento si stava approntando a superare quota 50 dollari ad aprile del 2011, il Comex fece le sue mosse e aumento di ben 5 volte, un record, i margini richiesti per giocare alla loro bisca nel giro di pochissimo tempo nel tentativo di “riportare all’ordine” il mercato. Quello che volevano dire in realtà era “riportare ordine ad un dollaro di carta sempre più debole”.

Molti analisti credono che l’argento stesse diventando ipercomprato durante i primi 4 mesi del 2011 (in effetti.. pure io, Er. Il fatto però che i prezzi salirono a bomba in quei mesi per via anche di molta speculazione di breve, non vuol dire che una quotazione sopra i 50 dollari mi sembri per nulla strana, anzi, ritengo che ci starebbe largamente tutta.. come prezzo minimo ;D)

Se però guardiamo ai dati delle ultime 5 decadi vediamo chiaramente che l’argento stava solo cercando di ristabilire se stesso come metallo monetario in relazione al prezzo del petrolio.

Ecco le medie decennali della Silver-Oil ratio:

Silver-Oil Ratios

1961-1970 = 1.2
1971-1980 = 2.1
1980-2000 = 3.8
2000-2013 = 5.2

Da quando l’oro e l’argento sono stati rimossi dal loro millenario ruolo di metalli monetari il rapporto fra Argento e Petrolio è salito da una media di 1,2 negli anni ’60 ad una media di 5,2 negli anni 2000-2013.

Fondamentalmente potete comprare ora con gli stessi soldi più del triplo di argento rispetto a petrolio di quanto non ne potevate comprare negli anni ’60.

Le Banche Centrali e le Autorità Monetarie hanno fatto un ottimo lavoro nel rimbambire la gente e fargli credere che oro e argento sono solo stupidi investimenti destinati ad una ristretta cerchia di folli (ne sappiamo qualcosa, noh? Er).

Quando il prezzo dell’argento raggiunse quota 35 dollari l’oncia nel 2011 non fu una mossa parabolica verso l’alto, fu piuttosto come un pallone che schizza fuori dall’acqua dopo esservi stato tenuto sotto ad una certa profondità.

Se dovessimo rivalutare l’argento a oggi secondo i rapporti Argento/Petrolio del periodo avremmo questi risultati:

Valore che dovrebbe avere l’argento oggi secondo le precedenti Silver-Oil Ratio (basandosi sul prezzo attuale di circa 20 dollari l’oncia):

1981-2000 (3.8 ratio) = 29.30 $/oz
1971-1980 (2.1 ratio) = 52.95 $/oz
1961-1970 (1.2 ratio) = 92.67 $/oz

Quello che è successo al prezzo dell’argento è che il valore rispetto al petrolio è caduto sensibilmente nelle ultime 4 decadi mentre il mondo si esponeva sempre di più a quantità colossali di asset di carta e ai debiti.

Ecco una tabella che ho già pubblicato in articoli passati:


La maggior parte degli investitori del mondo ha parcheggiato i suoi risparmi in valute di carta duramente conquistati in altrettanti asset di carta sperando che saranno in grado di proteggere la loro ricchezza per il futuro.

Sfortunatamente per questi investitori però è l’energia il vero driver, il vero conduttore dell’economia globale … e non la finanza.

Così quando il mondo si renderà finalmente conto che la nuova supposta “Rivoluzione del Petrolio da Scisti” non è altro che poco più che un altro schema Ponzi tento in piedi da tassi d’interesse ultra-bassi, immense montagne di debiti e trivellazioni a go-go senza fine usati tutti assieme per dare l’illusione della sostenibilità … i più di 100.000 miliardi di dollari di IMMONDIZIA DI CARTA chiamata ora Global Conventional Assets imploderà.

Se poi aggiungete la ciliegina sulla torta del prima o poi inevitabile collasso delle valute di carta senza retrostanti reali, solo un IDIOTA si metterebbe a stare ad ascoltare ai profeti dell’analisi tecnica con le curve o con i cicli.

Gente, per via del prossimo picco della produzione planetaria di petrolio il ciclo economico andrà a farsi friggere. E’ solo che il mondo ancora non lo sa.

Il valore di oro e argento esploderà in futuro non perché sono un Metallaro che rigurgita rantoli di sogni rialzisti, ma perché i dati e i fondamentali lo dicono.

La maggior parte degli analisti oggi è completamente inutile perché semplicemente non si è assolutamente resa conto di cosa sta succedendo alla globalità del sistema. Continuano a focalizzare soggetti ed aree completamente inutili. Internet è piena di RUMORE BIANCO di analisti di questo tipo.. ed è veramente tragico perché alla fine sarà il grande pubblico e gli investitori che la pagheranno.


Cardenà: Chi ha fatto diminuire lo spread?

Belli i post di Cardenà, informati, sintetici e chiari. Questo ci racconta un po' l'evoluzione del possesso del debito italiano negli ultimi due anni e smaschera, per chi ancora non sapesse cosa è davvero successo, il teatrino di favole che sono state raccontate ai cittadini negli ultimi 2 anni ..

sai, quando si sente dire che "il debito pubblico è tutto in mano agli italiani" .. beh, se questo è vero andrebbe però almeno specificato che per italiani non si intende solo i poveri sig. Rossi e sig.ra Brambilla, come magari molti ascoltatori superficiali, quasi tutti, possono immaginare, ma anche la Sig. Banca X e il Sig. Banco Y ... e la storia che non ho mai sentito raccontare dai media mainstrem, se non forse di sfuggita e glissando sugli invece doverosi approfondimenti, è come si è sviluppato il possesso del debito italiano dai tempi recenti della "Crisi dello Spread" ad oggi. 

Quanti cittadini sanno infatti che solo 30 mesi fa, a giugno 2011, il debito italiano era in mano a banche e fondi e investitori stranieri per il 43% e a banche italiane per un altro 10% abbondante?

E oggi? 400 mld (19% circa del totale) sono in mano alle banche italiane grazie alle operazioni LTRO di Draghi di un pajo di anni fa, + 100%, e resta in mano a banche e investitori stranieri un sostanzioso 33% del "nostro" debito.. quindi sempre almeno un 50% abbondante del debito italiano resta in mano a Banche e/o stranieri

Eccolo quà il debito tricolore "quasi tutto in mano agli italiani" (sentito dire più volte con le mie orecchie, per esempio dalla Lillona-Bilderberg nazionale.. o da amici pidini che lo danno, a spanella, "in mano agli italiani" per il 70, 80, 90%, una cifra a caso per dire praticamente tutto in mano alla Siora Brambilla e al Sig. Rossi, porelli!). 

Giusto per mettere i puntini sulle i.


Di Paolo Cardenà - sabato 28 dicembre 2013

Siccome ci sono economisti che cercano di diffondere l'idea che il crollo dello spread sia imputabile al fondo salva stati (ESM) e, sulla base di queste convinzioni, sostengono che, per l'Italia, l'adesione al fondo sia stato un grande affare, dopo il mio ultimo post sull'argomento, ritorno sul tema proponendovi alcuni grafici molto esplicativi che demoliscono del tutto questa tesi.

Il primo grafico proposto ci rappresenta una cosa assai nota: l'aumento dello spread di Italia e Spagna rispetto al bund tedesco è stato determinato dalla vendita dei titoli di stato da parte degli investitori esteri. (attenzione: la scala di sinistra, che misura lo spread, è una scala inversa)

L'area in marroncino scuro rappresenta i debito italiano in mani straniere (scala di sinistra)

.. continua con tavole e dati REALI a smascherare la balla dell'Italia "salvata dall'ESM (MES)" sul blog di Paolo Cardenà, Vincitori e Vinti


sabato 28 dicembre 2013

Renzie: Uscire dall'euro? Un disastroo!

Mi perdoni GPG Imperatrice se oggi saccheggio un po' il suo (?) Scenari Economici, ma trova(no) certi link! Imperdibile questo video di Renzie

L'Allegra Famiglia Renzie


.. ed è subito Grande Classico della Comicità Italiana!

dai! nun se po' vvedè! .... e che mugugna alla fine? che, si stava sforzando come sul vasetto? 

Bellissimo lo stile Banana/Televendita di materassi del nuovo leader del sempre più tragicomico PD (dico, ce ne voleva per "migliorarsi" dopo "st'acquaquà" Berzie)

Su Scenari Economici una bella sfilza di link ad articoli un pochino meno stringati e fideistici, sul perchè sono tutte balle (e pure raccontate male.. ma che vuoi, la siora Maria non va tanto più in la dello slogan, che abbia un senso sono dettagli), con tanto di riferimenti ad almeno 6 premi Nobel dell'economia (P.Krugman, M.Friedman, J.Stigliz, A.Sen, J.Mirrless, C.Pissarides) che spiegano perchè "l'euro è una patacca"