Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

mercoledì 30 novembre 2011

Royal Silver Company: Bond che pagano i dividendi in argento fisico?!

Ok, si parlava di comapagnie minerarie e mi è tornato in mente un video di Stella Concept di qualche mese fa. 
Ve l'ho ritrovato e ve lo propongo.
Praticamente Stella parla di una compagnia mineraria che si chiama Royal Silver e opera in Bolivia (Aia!) e che se capisco bene emette dei bond che pagano in argento fisico, in monete con i pappagalli stampati sopra. 
(ah! lasciate stare la scritta in alto a sx.. è solo il countdown che John faceva prima del suo viaggio negli States, viaggio in cui ha intervistato David Morgan e Mike Maloney, video che trovate nel suo canale YT).
 

Stella ne sembrava entusiasta... ma magari stava anche facendo pubblicità! 
Non ho letto i dettagli e faccio fatica a capire esattamente quello che dice Stella che parla un australiano che storpia molte parole (sentite come dice silver... Silva!)



Se capisco bene gli dai 5.000 dollari per un bond e loro ti spediscono 3 monete col parrochetto ogni tot e puoi rivendergli il bond quando vuoi. Ma vedete un po' da voi, io ci ho appena dato solo una scorsa veloce. Arrivate al loro sito cliccando quì.

Studiatevela un po' se vi pare, e fateci sapere che ne pensate!

Eric Sprott: Compagnie Minerarie! Tenetevi parte del vostro argento piuttosto che del cash in una banca!

Silver Producers: A Call to Action
By Eric Sprott and David Baker, novembre 2011

Mentre ci avviciniamo alla fine del 2011 bisogna ammettere che il prezzo spot dell’argento ha percorso ultimamente una strada più dura del previsto. E, siamo onesti, quale firm al mondo ha sbattuto al riguardo i pugni sul tavolo più di noi? Dopo il sell-off orchestrato nell’argento a maggio 2011 l’argento nel giro di poco è tornato sui 40 $/oz quota su cui ha consolidato per bene, ma solo per ricadere sotto i 30 $/oz nel giro di pochi giorni a fine settembre. Il sell-off di settembre è stato dovuto parzialmente alla disillusione che ha seguito l’Operazione Twist di Bernanke, che suonava interessante ma non prevedeva nessuna stampa di soldi.
Come durante il sell-off di maggio prima, anche a settembre abbiamo assistito ad un esacerbamento della situazione provocato dall’apparentemente inutile innalzamento dei margini del 21% deciso dal CME il 23 settembre, seguito da un innalzamento simile del 20% da parte del Shanghai Gold Exchange, la controparte della CME in Cina, tre giorni dopo.

 
Il mercato di carta ancora detta il prezzo anche per il mercato fisico di oro e argento. Quando parliamo di “paper market” ci  riferiamo a qualsiasi tipo di contratto di carta che abbia o pretenda di avere un sottostante collegamento al prezzo di oro e argento, e ci riferiamo a contratti che hanno quasi sempre una bella leva.
E’ altamente discutibile se oggi questo mercato di carta abbia o meno un qualche tipo di collegamento vero con mercato fisico e il mercato dei futures è sicuramente il più ovvio ed influente colpevole fra i “mercati di carta”.
Quando gli exchange come quelli della CME alzano i margini a sorpresa, lo fanno di solita adducendo scuse e pretese di averlo fatto per proteggere “l’integrità dell’exchange” aumentando la quantità di “collaterale” (soldi) richiesto per poter detenere una posizione al loro interno, sia per i long (futuri compratori) che per gli short (futuri venditori).
Ma alzando i margini, senza preavviso, dopo che l’argento è già caduto per due giorni di fila di un bel 22%, secondo voi a chi va a fare più male una mossa del genere? Il compratore long o il venditore short? Alzando i margini richiesti nel momento in cui i contratti long hanno già ricevuto una margin call, una chiamata al telefono da parte del loro broker che gli dice che deve versare altri fondi sul conto (perché il prezzo dell’argento è caduto) non fanno altro che raddoppiare il dolore dei long, e in buona sostanza li costringono a vendere i loro contratti. E questo, di ritorno, non fa che aumentare ulteriormente la spirale al ribasso nei prezzi. In buona sostanza non fa altro che peggiorare proprio quella situazione che dice di voler alleviare.

Riguardando la performance dell’argento di quest’anno è importante stabilire che non è cambiato proprio niente fondamentalmente, sia dopo il sell-off di maggio sia dopo quello di settembre.
In entrambi i casi i sell-off sono stati amplificati da inaspettati innalzamenti dei margini dopo relativamente accettabili perdite di prezzo iniziali.
Non sarà una sorpresa per i lettori neanche che gli short si sono avvantaggiati del sell-off di settembre significativamente, riducendo le loro posizioni short.
Il prezzo dell’argento fisico dovrebbe essere deciso al di fuori di questi contratti future? Assolutamente no. Che ci sia una relazione fra gli spot della CME e il prezzo reale è questione che fa ridere ormai. Ma i contratti future continuano pesantemente ad influenzare lo stesso i prezzi e fino a quando i long continueranno a chiudere i loro contratti in cash, cosa che succede quasi sempre, questo andazzo continuerà.
È il caso di notare che anche la class action lanciata contro due banche maggiori per manipolazione del prezzo dell’argento rimane ad oggi senza sentenza cosi come pure le investigazioni da parte della CFTC sulla manipolazione dell’argento non ha ancora e persistentemente portato a nessun risultato visibile.

Nel frattempo, alla faccia dell’inutile volatilità che si è innescata nel mercato di carta, il mercato fisico dell’argento non è mai stato così forte. Durante il sell-off di settembre l’unica cosa che si è accertata è che i compratori di fisico non si fanno spaventare dalla volatilità. Vedono invece le cadute di prezzo come occasioni, opportunità d’acquisto, e fanno incetta del fisico.
Durante il mese di settembre la US Mint, la zecca degli States, ha riportato le più grosse vendite di monete di argento fisico della sua storia, con la maggior parte delle vendite realizzate alla fine del mese.

Rapporti dall’India ai primi di ottobre hanno indicato che la domanda fisica ha creato dei problemi alla catena di approvvigionamento a causa di problemi di capacità degli aerei che lo importavano nel paese.
In Cina, che ha registrato importazioni per 264,69 tonnellate (7,7 milioni di once) d’argento nel solo settembre, il volume dei contratti forward su argento alla Shanghai Gold Exchange sono stati sei volte più alti che nello stesso periodo del 2010.

E’ chiaro a chiunque segue il mercato dell’argento che la domanda fisica del metallo schizza nei momenti in cui il prezzo dell’argento di carta declina. E perché non dovrebbe? Avete seguito la situazione in Europa recentemente? I politici e i burocrati vi fanno sentire al sicuro e fiduciosi? L’oro e l’argento sono gli asset finanziari più razionali da possedere durante questi periodi di disordine finanziario estremo.
E lo sapete, al di là della volatilità l’oro e l’argento hanno continuato a fare il loro lavoro anche nel 2011. Mentre scriviamo questo documento, in dollari canadesi, l’oro è su del 23,4% e l’argento è su del 6,8% rispetto ad inizio anno.

E quindi ecco la domanda: Pensiamo di capire il valore il grosso potenziale dell’argento oggi e sappiamo che lo che lo capiscono bene anche tutti i compratori di fisico che si sono fatti vedere a settembre e ottobre… ma le compagnie minerarie che estraggono l’argento si rendono conto degli eccitanti prospettive che ha il loro prodotto? Le compagnie che di fatto scavano e raffinano il metallo capiscono i fondamentali della domanda che giudano e guideranno i prezzi del loro prodotto? E forse ancora più importante: Si rendono conto dell’influenza fondamentale che possono avere nell’equazione della domanda se cominciano a trattare il loro prodotto come una valuta?

Secondo il CME Group il totale dell’argento disponibile nel 2011, compresa la quantità “nuova” dalle miniere come anche l’argento “secondario” da reciclo, sarà di 1,03 miliardi di once (alias 1030 milioni di once o 32.000 tonnellate).
Di questa quantità l’approvvigionamento di argento “vergine” da miniera si pensa che sarà stato di circa 767 milioni di once, un 75% circa del totale.
Moltiplicando per il prezzo spot di 31 $/oz stiamo parlando di grosso modo 32 miliardi di dollari (al momento). Mettendo questo numero in prospettiva è meno del costo del write down dei mutui della WaMu della JPMorgan nel novembre del 2008. (un write down è una riduzione ai valori di mercato di un asset che era precedentemente sopravvalutato nei libri contabili).

Secondo il Silver Institute, 777,4 milioni di once d’argento sono stai usati per applicazioni industriali, nella fotografia, nella gioielleria e nel vasellame e posateria varia al dicembre 2010.
Se prendiamo come assunto che, dato che l’economia si sta indebolendo, che questo numero cali a 700 milioni di once per il 2011, questo implica un surplus di circa 300 milioni di once d’argento disponibili per investimento quest’anno.
Al prezzo spot, stiamo parlando di all’incirca 9 miliardi di dollari statunitensi di valore.
Ed è qui che i minatori possono fare impatto. Se i più grossi produttori d’argento adottassero la pratica di trattenere un 25% delle loro holding cash del 2011 in riserve di argento invece che in conti bancari o altri investimenti, questo conterebbe per un 10% circa di quei 9 miliardi di US$.
Se questa pratica poi venisse applicata anche al free cash flow delle stesse compagnie per il 2012 la quantità di argento per investimento tolto dalla circolazione potrebbe essere enorme.



Espresso in un altro modo, considerate che la maggior parte delle imprese mineraire ad oggi puù estrarre argento per meno di 15 US$ per oncia. Con l’argento a 30 la maggior parte delle compagnie si porta a casa un guadagno pre-tasse di circa 15 US$ per oncia quest’anno.
Se consideriamo che la tassazione media sta sul 33%, abbiamo circa 10 US$ per oncia netti medi di guadagno.
Se le previsioni del GFMS sull’approvvigionamento si rivelassero esatte ciò significherebbe che la produzione da miniera ha contato per circa il 74% del totale quest’anno.
Se i minatori quindi reinvestissero un 25% dei loro guadagni del 2011 di nuovo in argento fisico potrebbero potenzialmente contare per il 21% delle circa 300 milioni di once disponibili per investimento (9 miliardi di US$) nel 2011. Se reinvestissero tutti i loro guadagni in argento questo ridurrebbe l’approvvigionamento per il 2011 dell’82%. Certamente questi sono conteggi puramente ipotetici, ma riuscite ad immaginare che impatto potrebbe avere una pratica simile sul prezzo dell’argento?

Le compagnie minerarie devono rendersi conto che gli investitori si comprano le loro shares perché credono che il prezzo dell’argento salirà. Certamente la pensiamo così anche noi e siamo molto attivi nello spazio della equities. Non compreremmo gli stocks se non la vedessimo in questo modo. E niente ci farebbe più piacere di vedere queste compagnie iniziare a detenere una porzione del loro cash in riserve del metallo che loro stessi producono. L’argento è solo un altro tipo di valuta oggi, dopotutto, e molto meglio delle altre maggiori valute in circolazione.

Portando avanti quest’idea, invece di vendere il loro argento in cambio di cash e poi depositare il cash in una banca altamente levereggiata, le compagnie minerarie dovrebbero seriamente considerare di immagazzinare una parte delle loro riserve di argento fisico AL DI FUORI DEL SISTEMA BANCARIO. Perché prendersi tutti i rischi di depositare soldi in una banca se puoi avere solido cash sotto forma del metallo che tu stesso produci?
Data la situazione in cui versa il mondo intero ci pare che sia molto più rischioso tenere cash in banca che metalli preziosi in un proprio deposito. Ed è il caso di ricordare che le banche al momento stanno dando lo 0% di interessi … le banche non stanno nemmeno pagando i loro clienti perché questi si accollino tutti i rischi connessi ad un deposito bancario.

Non è che ci stiamo inventando chissà che cosa. Una delle ragioni principali per cui gli investitori comprano oro e argento fisico è perché sono “depositi di ricchezza” fuori dal sistema finanziario. Un sistema che sembra sempre più corrotto alla radice e pronto a collassare da un giorno all’altro.
Il sistema bancario europeo è un modello vivente di questo break down. Recenti rapporti hanno rivelato che più di 80 miliardi sono stati ritirati dalle banche italiane nei soli agosto e settembre. In Grecia i correntisti si sono ripresi circa 50 miliardi dalle banche dall’inizio del 2010.
Le banche greche sono ormai completamente nelle mani dei fondi della BCE per restare a galla. La situazione è deteriorata al punto che più dei 2/3dei circa 500 miliardi di euro che le banche hanno preso in prestito dalla BCE sono depositati presso la BCE stessa! Perché? Perché non si fidano delle altre banche, non si fidano che resteranno a galla abbastanza a lungo da avere indietro i loro soldi.

Le compagni minerarie non si dovrebbero  più sicure ad avere un conto presso una banca americana. I ratings di Fitch ci hanno avvertito di come le banche USA subiranno grosse perdite anche’esse a causa della loro esposizione al debito europeo se il contagio dovesse andare in escalation. C’è poco che lasci sperare che il contagio si fermi. Le radici del meltdown del 2008 vivono nella crisi di oggi. Stiamo ancora fronteggiando lo stesso tipo di problemi, imposti da un sistema finanziario troppo levereggiato, e posponendo le soluzioni inevitabili non abbiamo fatto altro che aumentare i rischi.
Non ci aspettiamo che le compagnie minerarie arrivino a stringere il mercato dell’argento in un angolo, come tentarono i fratelli Hunt nel 1980, e ci rendiamo conto che i giochi nell’argento di carta probabilmente continueranno, ma le compagnie minerarie devono fare lo sforzo di capire il valore vero del loro prodotto.
L’oro e l’argento non sono delle commodities normali, sono una valuta, proprio come EUR e US$. Il loro valore è nella loro capacità di ritenere la ricchezza in situazioni in cui si è circondati da tassi di interesse negativi, interventi governativi, seria incertezza economica, e un sistema bancario vulnerabile.

La domanda di argento è innalzata poi anche dalle sue applicazioni industriali, ma è la richiesta per investimento di questo metallo che guiderà gli sviluppi futuri del suo prezzo.
Il rischio di tenere tutti i propri asset in conti bancari è, nella nostra opinione, molto maggiore di tenere tutto in quella forma più duratura di moneta che è rappresenta dall’argento.
E’ ora che le compagnie minerarie, i produttori dell’argento, abbraccino il loro prodotto così come già hanno fatto i loro shareholders.

Grecia: altri 8 miliardi di euro di "aiuti"

ANSA - Grecia: via libera sesta tranche aiuti
Bruxelles, martedì 29 novembre, 21:00

Via libera alla sesta tranche di aiuti alla Grecia, 8 miliardi di euro vitali per le casse dello Stato in crisi: e' quanto fa sapere il ministro belga delle Finanze, Didier Reynders, sul suo account Twitter.

L'accordo sulla sesta tranche e' stato possibile dopo che il nuovo governo greco ha inviato a Bruxelles una lettera che garantisce gli impegni presi da Atene con la Ue, formata dai due maggiori partiti al governo.

200 Milioni di dollari "scomparsi" nel fallimento della MF Global "ritrovati" alla JPM di Londra!

Ma senti senti: del miliardo di dollari di proprietà dei suoi clienti inglesi, "scomparsi" nel fallimento della MF Global un mesetto fa (31 ottobre), la metà sono stati "ritrovati". 
200.000 $ erano alla JPMorgan di Londra.
Curioso. Proprio la JPMorgan che pochi giorni fa si è comprata anche una fetta dell'LBMA? Mah...

By Kit Chellel – Martedì 29 novembre 2011

MF Global (MF)’s U.K. administrators have recovered about half of the estimated $1 billion of customer funds frozen when the brokerage collapsed on Oct. 31.
The final recovery amount will depend on how much can be taken back from the third-party financial firms which held money for MF Global’s U.K. clients, said Richard Heis, a partner at KPMG LLP.
KPMG, which was appointed to supervise the administration of MF Global UK Ltd., said Nov. 27 that it hoped to return some money to the broker’s clients by March. 
MF Global Holdings Ltd., the New York-based holding company, sought protection on Oct. 31 in the fifth-largest financial company bankruptcy by assets. There may be more than $1.2 billion missing from MF Global Inc.’s customer accounts in the U.S., according to the court-appointed trustee in the U.S., James Giddens. 
About $200 million of the missing customer funds may have been found at JPMorgan Chase in the U.K., the New York Times reported today. 
While KPMG wouldn’t confirm the accuracy of the report, it said it didn’t believe the $200 million reportedly found would affect recoveries for U.K. clients. 
“Based on the information available, the joint special administrators are not aware of any threat to the segregated money held on behalf of MF Global U.K. clients arising from the matters set out in the New York Times report,” the firm said in an e-mailed statement today.

martedì 29 novembre 2011

ISTAT: ad ottobre retribuzioni +1,7%, inflazione + 3,4% (anno su anno)

ISTAT - Comunicato stampa 

Nel mese di ottobre l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie registra una variazione nulla rispetto al mese precedente e un incremento dell'1,7% rispetto a ottobre 2010. Nella media del periodo gennaio-ottobre 2011 l'indice è cresciuto dell'1,8% rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente.

Con riferimento ai principali macrosettori, a ottobre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell'1,9% per i dipendenti del settore privato e dello 0,6% per quelli della pubblica amministrazione.

I settori che a ottobre presentano gli incrementi maggiori rispetto allo stesso mese dell'anno precedente sono: militari-difesa (+3,7%), forze dell'ordine (+3,5%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e attività dei vigili del fuoco (per entrambi +3,1%). Si registrano, invece, variazioni nulle per ministeri, scuola, regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale. 
 
Nello stesso periodo l'inflazione  è invece salita (ufficialmente, aggiungerei) del 3,4%. 
 
Gli italiani quindi hanno sempre meno soldi in tasca, o per lo meno hanno sempre meno potere d'acquisto in tasca.

lunedì 28 novembre 2011

ZH: La BCE supera i 200 Miliardi di euro di acquisti in Bond "Periferici"

Submitted by Tyler Durden on 11/28/2011

Per essere una banca che tutti rimproverano di non fare nulla la BCE di sicuro non solo continua ad essere attiva nell’open market ma sta monetizzando anche meglio della FED: nell’ultima settimana col suo programma SMP ha annunciato acquisti nell’open market per 8,581 miliardi di euro in bonds dei PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) portando il totale sopra i 200 miliardi di euro, per la precisione 209 miliardi e 100 milioni dal 14 maggio 2010, data inaugurazione del programma.
Bisogna dire che in effetti 5,5 miliardi sono arrivati a maturazione dopo essere stati comprati e quindi dal totale bisognerebbe toglierli e conteggiare che al momento la BCE ne ha per “soli” 203 miliardi e mezzo.

C’è da dire che l’esplosione di acquisti si è avuta soprattutto da quest’estate… 131 miliardi solo dalla riattivazione del programma a fine agosto. Quindi sono circa 60 miliardi al mese.

Questo significa che la BCE “lavora” a poco meno dei livelli di monetizzazione della FED durante il momento di picco dei suoi QE e a circa un 30% in più della FED di ora, in questi tempi di Operation Twist (la FED monetizza sui 45 miliardi di dollari al mese adesso), quindi… chi lo dice che BCE ha bisogno di stampare di più?


Egan Jones degrada l'Italia da BB+ a BB e prevede debito/PIL al 157% per il 2014

Ma chi c*zzo è, adesso, quest'agenzia Egan Jones?! Comunque: 

Submitted by Tyler Durden on 11/28/2011

“La Acido Vita - from La Dolce Vita” (in Italiano nel testo originale), la vita in Italia è diventata amara recentemente. Anche senza le preoccupazioni della Grecia l’Italia non è proprio in bella forma.
Negli ultimi 3 anni fiscali il debito è cresciuto del 14,3% (ma non era tutta colpa di Ponzio Pilato se abbiamo un debito così alto?) mentre il PIL è cresciuto di solo il 2,4%.

Il deficit annuale del governo a 68 miliardi di euro e il debito al 119% del PIL stanno mettendo ulteriore pressione alla qualità del credito. Non bastasse l’Italia avrà probabilmente bisogno di fornire alle sue banche un supporto aggiuntivo e vedrà ulteriori pressioni alla sua economia.

Ci attendiamo che le sue banche continueranno a rivolgersi alla BCE ed al governo Italiano.
Nel 2012 la Repubblica Italiana ha bisogno di rifinanziare 320 miliardi di euro di debito e sembra probabile che dovrà vedere ulteriori aumenti dei tassi di interesse che deve promettere se non ci sarà un intervento esterno.

Questa settimana i tassi di interesse sui debiti italiani a 6 mesi era al 6,5% e i tassi sono aumentati nonostante gli acquisti della BCE. La questione principale è se l’IMF, il Fondo Monetario Internazionale, ci metterà le mani o no e se ci sarà un taglio del valore facciale del debito (leggi haircut). L’Italia non può sopportare tutto questo debito”

(Continua TD) E la cosa peggiore è che anche accettando projezioni che sembrano molto ottimistiche EJ vede il rapporto debito/PIL Italiano salire dal 127% del 2011 al 157% fra un pajo di anni. Indicativamente, il rapporto per cui uno debito sovrano viene catalogato CCC, nella visione di Egan Jones, è 150% di debito/PIL

Ecco i criteri su cui basa i suoi giudizi questa agenzia:

ZH: Derivati a Quota 707 Trilioni ! (a giugno)

Zero Hedge - 707,568,901,000,000 di dollari: Come e perchè le banche hanno accresciuto il numero totale di derivati esistenti di 107 Trilioni in 6 mesi 
Di Tyler Durden, Sabato 26 novembre 2011

Mentre tutti sono focalizzati sulla situazione in Europa, che minaccia di collassare da un momento all’altro, la BIS, la Bank of International Settlements, la banca per le liquidazioni internazionali (sta a Basel, Svizzera, al confine con Francia e Germania) fa uscire dei numeri che non finiscono sulle pagine dei giornali e dei telegiornali così facilmente: uno di questi numeri è 707,568,901,000,000. Circa 708 Trilioni. Di dollari.
Rappresenta l’ultimo ammontare totale in derivati pendenti Over The Counter (leggi: non regolati) nel mondo delle istituzioni finanziarie. Questo è il numero riportato nella relazione semestrale della BIS e relativo alla prima metà del 2011. E’ cioè anche un numero riferito a quasi 5 mesi fa.


Giusto per fare un raffronto il PIL del pianeta terra viaggia sui 63 Trilioni di dollari… e qui stiamo parlando di 707 Trilioni di dollari (!!!). Più di un decennio di prodotto interno lordo di tutta l’umanità.
Il numero ha superato l’all time high, il massimo di sempre precedente,  del giugno 2008, quando arrivò sui 673 Trilioni di dollari ed è ormai fermamente nel territorio dei 700.
La bolla del credito sintetico ha raggiunto ora un nuovo massimo di tutti i tempi.
La cosa che disturba di più è forse il fatto che nei soli ultimi (a giugno) sei mesi si è passati dai 601 Trilioni ai 708 di oggi. + 107 Trilioni di dollari in soli sei (6) mesi! Inutile dire che si tratta della più grossa crescita di sempre.

Ma come ha fatto questo numero a crescere a questi livelli quasi incomprensibili?
Semplice.
Basandoci sulla definizione largamente accettata di gross market value (valore lordo di mercato, da non confondere col gross notional), il valore degli derivati esistenti è di fatto diminuito nella prima metà dell’anno, da 21,3 Trilioni a 19,5 Trilioni (un numero comunque sempre più alto del PIL degli Stati Uniti). Questo significa che per soddisfare quello che minaccia di diventare una specie di margin call che si autoalimenta, quando i precedenti 600 Trilioni in mercato dei derivati sono semi-collassati su loro stessi, le banche hanno dovuto venderne ancora di più. E così via. Verso il tonfo finale.


Il nostro amico Turd Fergusson commenta l’articolo:
“Ma è incredibile! 107 T in sei mesi?
E’ ovvio che non gliene frega più niente!
Tutti sanno che tutto il sistema non potrà che esplodere prima che si debba pagare qualsivoglia nuovo CDS, quindi chissenefrega! Vendete questi st*nzi come se non ci fosse un domani perché, francamente, non c’è un domani. Prenditi il tuo bonus e festeggia come se fosse il 1999! Come fosse la fine del mondo!

domenica 27 novembre 2011

ZH: Lo zio Sam che salva l'Italia con 600 Miliardi di dollari? Ha!Ha!Ha!

Zero Hedge - Uncle Sam To The Rescue After All: Latest Rumor Sees €600 Billion Bailout Of Italy From US, Pardon IMF
Submitted by Tyler Durden on 11/27/2011

La disperazione europea è palpabile a poche ore dalla riapertura del mercato dei cambi EUR/USD fra poche ore che dovrà fare i conti con il downgrade di venerdì pomeriggio del Belgio, la riduzione a junk, spazzatura, del Portogallo e dell’Ungheria e la prospettiva di un prossimo downgrade dal livello AAA di Austria e Francia.

Quindi, cosa fa l’Europa invece di proporre l’inevitabile ripudio del debito che è il solo finale possibile? Beh, certamente solo nuove voci di corridojo.  

Vediamo: l’altra notte ha visto da parte del Welt am Sonntag  l’indicazione di accordi bilaterali fra singoli stati per evitare le lungaggini infinite dei procedimenti istituzionali europei nella speranza di dare un po’ di stabilità finanziaria e convincere i mercati che gli stati europei seguiranno la leadership tedesca. 

Beh, visto che di certo questo è destinato a non aver nessun tipo di impatto, questa notte (negli USA) il quotidiano italiano “La Stampa” se n’è uscita con una nuova voce di corridojo che cita "IMF sources", fonti al Fondo Monetario Internazionale, secondo le quali delle organizzazioni con sede e finanziamenti negli Stati Uniti penseranno a fornire un prestito da 600 miliardi di dollari all’Italia al tasso d’interesse del “solo” 4-5%. In altre parole lo zio Sam, in qualità di primo “azionista” del FMI (IMF), sarebbe sul punto di mollare una quantità colossale di dollari per salvare l’ultima arrivata del domino europeo.
Giusto per ricordare, l’ultima volta che l’IMF ha prestato dei soldi a meno dei tassi di mercato è stato con la Grecia e come sappiamo è andato tutto per il meglio: l’ultima volta che ho dato un’occhiata a bond greci ad 1 anno stavano ad un tasso d’interesse di più del 300%.
Oh, e “La Stampa” si è dimenticata di ricordare una cosa: l’IMF è al momento a corto di soldini ed è per questo che è stat costretta a creare due nuovi “veicoli” di liquidità. Una “Precautionary and Liquidity Credit Line”, essendo incapace di autofinanziarsi, dovrebbe passare dal Congresso degli Stati Uniti quando si trattasse di aumentare la sua capacità di fornire fondi. Già, proprio nella più corrotta, disfunzionale e criminale creazione al mondo, la “US House of Representatives”, in cui tutti sono short in CDS Italiani. Non passerà mai.
Inaltre parole: la voce di corridojo è morta ancor prima di nascere.

Aggiungo io: forse alla Stampa dovrebbero leggere di meno Tex!

Leggiti il resto dell'articolo su Zero Hedge

Aggiornamento:
Ma quanto ce le sappiamo scegliere bene le fonti? Oggi, lunedì 28 novembre, il Sole24Ore annuncia che l'FMI manco s'è mai sognato di uscirsene con una notizia del genere!

Telegraph: Le ambasciate britanniche stanno preparando l'evacuazione dei cittadini inglesi dall'eurozona

The Telegraph - Prepare for riots in euro collapse, Foreign Office warns
Di James Kirkup, Venerdì, 25 novembre 2011

Le ambasciate britaniche nell’eurozona sono state informate di pianificare l’espatrio dei cittadini inglesi quando avverrà il collasso della moneta unica.

Una rottura dell’euro, una volta impensabile, è ora uno scenario crescentemente plausibile. I diplomatici si stanno preparando all’evacuazione dei propri cittadini a causa delle probabili sommosse che seguiranno il probabile collasso bancario. L’Inghilterra sta ormai pianificando sulla base che un collasso dell’euro è solo questione di tempo. I diplomatici devono preparare piani di rimpatrio per decine di migliaia di cittadini di sua maestà.
 
Lo stesso primo ministro italiano Mario Monti ha convenuto che un collasso dell’Italia condurrebbe inevitabilmente alla fine dell’euro. Il fatto che i trattati di formazione dell’euro dell’Unione Europea non prevedano metodologie di uscita dallo stesso da parte di un paese membro implicano che la rottura sarà disordinata e potenzialmente caotica.
 
Degli analisti dell’UBS, una banca d’investimento, hanno avvertito precedentemente quest’anno che le conseguenze più estreme di una rottura dell’eurozona potrebbero includere rischi per i beni privati e minacce di disordini civili. “Considerando anche le conseguenze come la crescente disoccupazione sembra virtualmente impossibile considerare uno scenario di break-up senza alcune serie conseguenze sociali” ha detto la UBS.

Queste sono solo alcune frasi che ho tradotto dall'articolo. Potete leggerlo tutto cliccando quì.

500 Lire in Asta su Ebay - Vol.II - 27 novembre 2011

Domenica 27 novembre 2011

Ok, time for another 500 lire update. Tempo di un update sui prezzi a cui vengono vendute le 500 lire su eBay.

Pesando 11 grammi ed essendo composte di puro "solo" per l'83,5% (il resto rame, a dare una maggiore durezza alla manufatto) ogni moneta da 500 lire contiene 9,18 grammi di argento puro (o 0,2950 once Troy).

Quindi ogni moneta prezzerebbe in questi giorni sui 6,75 € per il valore "spot" del fino di metallo bianco.
  
 
Bene, vediamo a che prezzi sono finite alcune aste su eBay nella settima scorsa (conteggio anche le spese di spedizione e tralascio quelle di pagamento, se ci sono, e comunque variabili a seconda del metodo di pagamento):

7,59 € al pezzo 
(e la metà sono delle centenario, che di solita vengono pagate meno, forse perchè brutte)

7,65 € al pezzo 
(tutte caravelle e pure belline)

7,08 € al pezzo 
(che buffo, stessa venditrice della prima asta, praticamente zero feedback e queste, tutte caravelle, hanno fatto meno di quelle miste della prima asta!)

 7,55 € a pezzo 
(tutte caravelle)

 8,35 € a pezzo 
(e sono pure miste e.. ci credete che uno se le è fatte spedire per prioritaria a 2,50?)

  7,25 € a pezzo 
(tutte caravelle e una Dante, che di solito fa di più)

 Oooh! Finalmente un bel lotto. Quanto ha fatto? 
7,15 € al pezzo 
(e sarebbero anche tutte caravelle)

Insomma, dai 7 euro al pezzo sino ad 8,35 al pezzo. 
Facciamo un po' una media totale: 7, 34 euro al pezzo.
Abbiamo visto che il prezzo "spot" sarebbe sui 6,75 al pezzo. Questo ci dice che mediamente, in questi giorni, le 500 lire vengono comprate on-line su ebay per un 8-9% in più del loro "valore ufficiale - spot". Non male pensando che solo quest'estate, quando il prezzo spot era più alto e magari anche non di poco rispetto ad ora, parlo di luglio-agosto, ce le si portava a casa per 5,50-6,50 al pezzo, con uno sconto sullo spot di un 15-25%...

Questo mi dice che la gente si è svegliata ultimamente e l'idea di trasformare carta colorata o bit bancari in argento ha preso maggioreconsistenza.

Per concludere facciamoci questa risata (chi l'ha comprata evidentemente ancora non ci conosce!):

46,69 euro per un'eagle del 2011 ! Cooommmmpliments!

P.S. Chi volesse vedere il precedente 500 Lire Update, del 3 ottobre (subito dopo il grande crollo di fine settembre) clicchi questo iperlink.

Chavez riceve il suo primo carico di oro rimpatriato per via aerea

Di Tyler Durden, venerdì 25 novembre 2011

Ad agosto la notizia che il presidente venezuelano Hugo Chavez aveva deciso di rimpatriare l’oro del suo paese dalle valults londinesi aveva fatto titoli su molti giornali ed è stato uno dei fattori che hanno contribuito alla salita del prezzo dell’oro sin oltre i 1.900 dollari l’oncia. 
 
Poi più o meno silenzio sino ad oggi: Bloomberg ha riportato che il Venezuela riceverà oggi la prima spedizione di oro rimpatriato dalle banche statunitensi, canadesi e inglesi.
 
“Chavez, parlando alla televisione, ha detto che i lingotti saranno scortati alle camere blindate della Banca Centrale del Venezuela dall’esercito non appena arriveranno per via aerea nel paese del Sud America. L’oro che era in Inghilterra sta per arrivare, ha detto Chavez. L’opposizione è passata al contrattacco dicendo che lo farà portare al palazzo presidenziale o che lo manderà a Cuba o altre cose del genere. Chavez, in origine un paramiliatare e un auto professato socialista, in agosto aveva ordinato alla sua Banca Centrale di far rimpatriare 11 miliardi di dollari equivalenti d’oro custodito nelle banche occidentali per creare uno scudo protettivo contro la volatilità dei mercati finanziari”.

Chavez avrà dimostrato una fenomenale capacità di previsione avendo fatto rimpatriare l’oro proprio pochi mesi prima che l’Europa cadesse nella spirale abissale dei debiti tossici o le sue paure saranno state infondate? Resta da vedere. 
 
Comunque probabilmente dormirà meglio sapendo che il suo oro non è più nelle vaults dell’LBMA, della HSBC o qualche decina di metri sottoterra nei camere blindate della FED di New York. 
 
Questo ovviamente sempre nel caso in cui riceva davvero oro 99.99 e non qualche altro blocco di tungsteno con una bella tinteggiata sopra.

sabato 26 novembre 2011

NYT: Le banche si stanno preparando alla frantumazione dell’Euroarea

New York Times - Banks Build Contingency for Breakup of the Euro
Di Liz Alderman, giovedì 24 novembre 2011

Al coro sempre più fitto degli osservatori che paventano una prossima fine dell’eurozona, la Cancelliera Angela Merkel risponde con un duro rimprovero: “Non succederà mai.”

Ma alcune banche non ne sono così certe, specialmente quando la crisi del debito sovrano ha minacciato di ingabbiare anche la stessa Germania questa settimana, quando gli investitori hanno cominciato a interrogarsi sul se questa nazione ha davvero la statura per ricoprire il ruolo di pilastro d’Europa.

Venerdì Standard & Poor’s ha abbassato il rating del Belgio da AA a AA+, riportando che non sarà in grado di tagliare il suo debito accumulato nel breve periodo. Questa settimana le agenzie di rating hanno avvisato che la Francia potrebbe perdere la tripla A se la crisi aumentasse. Giovedì le agenzie hanno abbassato quelli di Portogallo e Ungheria a junk.

Mentre i dirigenti europei continuano ad affermare che non c’è alcun bisogno di fissare un Piano B, alcune delle maggiori banche mondiali, e i suoi supervisori, lo stanno già facendo.
Non possiamo essere, e non saremo, superficiali su questa questione”, ha detto questa settimana Andrew Bailey, un regolare della Financial Services Authority britannica: “Non dobbiamo ignorare la possibilità di un’uscita disordinata di alcune nazioni dall’eurozona.”

Questa settimana le banche - tra cui Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura - hanno pubblicato una serie di resoconti che analizzano la possibilità di una rottura dell’eurozona. “La crisi finanziaria dell’eurozona è entrata in una fase ancora più pericolosa”, hanno scritto venerdì gli analisti di Nomura. Se la Banca Centrale Europea non dovesse fare quello in cui i politici hanno fallito, “una rottura dell’euro sarebbe non tanto possibile, quanto probabile, ha affermato la banca.

Le maggiori istituzioni finanziarie britanniche, come la Royal Bank of Scotland, stanno elaborando piani per l’eventualità che l’impensabile diventi realtà, hanno affermato i supervisori di questa banca questo giovedì. I regolatori degli Stati Uniti hanno spinto le banca americane come Citigroup e altre a ridurre l’esposizione sull’eurozona. In Asia le autorità di Hong Kong hanno incrementato il controllo dell’esposizione internazionale delle banche locali e straniere alla luce della crisi europea.

Ma le banche nelle grandi nazioni dell’eurozona che solo di recente sono state infettate dalla crisi sembrano non essere particolarmente agitate.
Le banche, in Francia e Italia in particolare, non stanno mettendo a punto piani di salvataggio, dicono in banchieri, per la semplice ragione che hanno sono giunti alla conclusione che è impossibile una frattura dell’euro.
Anche se banche come BNP Paribas, Société Générale, UniCredit e altre hanno recentemente scaricato debito sovrano europeo per decine di miliardi di euro, si è convinti che non sia necessario fare di più.
Mentre negli Stati Uniti c’è chiaramente l’idea che l’Europa possa subire una rottura, noi crediamo che invece debba rimanere così com’è”, ha detto un banchiere francese, riassumendo le convinzioni delle banche francesi. “Nessuno sta dicendo, ‘Abbiamo bisogno di una soluzione di ripiego’”, ha detto il banchiere, che non era autorizzato a parlare in pubblico.

Quando Intesa Sanpaolo, la seconda banca italiana, ha valutato nello scorso marzo le differenti contingenze in preparazione del suo piano strategico per il 2011-13, nessuna di queste si basava sulla possibile frattura dell’euro, e “anche se la situazione si è evoluta, non abbiamo ritenuto di dover considerare questa possibilità”, ha detto Andrea Beltratti, direttore del consiglio di amministrazione della banca.
Beltratti ha detto che le banche sarebbero il primo campanello di allarme dei guai in caso di maggiori pressioni sull’euro, e che Intesa Sanpaolo è stata “molto attenta” per quanto riguarda liquidità e capitale. Nella scorsa primavera, la banca ha innalzato il capitale di cinque miliardi di euro, uno dei maggiori incrementi in tutta l’Europa.
Beltratti ha affermato che l’Italia, come l’Unione Europea, può adottare una serie di iniziative politiche per tenere lontana la rottura dell’euro. “Ero sicuramente più fiducioso alcuni mesi fa, ma resto ancora ottimista”, ha detto.

Questa settimana i dirigenti europei hanno riferito di essere più determinati che mai a tenere in vita la moneta unica, specialmente in vista delle elezioni in Francia il prossimo anno e in Germania nel 2013. A conferma, la Merkel ha detto che avrebbe raddoppiato gli sforzi per spingere l’unione verso una maggiore unità fiscale e politica.
Questo compito ora sembra leggermente più semplice per il fatto che la crisi ha sfrattato i leader deboli dai paesi nei guai dell’eurozona, come Italia e Spagna. Ma è ancora una strada in salita, visto che la signora Merkel anche questa settimana ha continuato a opporsi alla creazione di obbligazioni sostenute dall’eurozona.
Politicamente, persino l’ipotesi dell’allontanamento della Grecia è sempre più considerato un anatema. Malgrado le aspettative che la Grecia – e le banche che le hanno prestato fondi – possano ricevere salvataggi dai contribuenti europei fino a nove anni, i funzionari temono che questa fuoriuscita possa aprire un vaso di Pandora degli orrori come una seconda Lehman, o addirittura l’uscita di altri paesi dalla moneta unica.

L’unione monetaria dell’Europa fu formata più di un decennio fa e comprende 17 membri dell’Unione Europea, creando un potente blocco economico con l’obbiettivo di cementare la stabilità in tutto il continente. Dette il via ad anni di prosperità per i suoi membri, specialmente per la Germania, mentre i tassi di interesse calavano e i soldi affluivano nell’unione, fino a quando, tre anni fa, la bancarotta di Lehman Brothers fece piombare i mercati globali del credito nel caos e la crisi finanziaria si ravvivò con il quasi default della Grecia nello scorso anno.
La creazione dell’eurozona ha comportato una serie infinita di contratti ed ha accentuato le interdipendenze, ma nessun meccanismo per l’abbandono dell’euro da parte di un paese.

Ma, mentre la crisi comincia ad arrivare nel ricco nord dell’Europa, le banche hanno cominciato a prepararsi contro quale che sia esito. Ad esempio, anche se è legalmente, finanziariamente e politicamente complicato per la Grecia uscire dall’eurozona, alcune banche stanno comunque studiando come gli euro potrebbero essere convertiti in dracme, come potrebbero essere eseguiti i contratti in questa evenienza e se e come un tale evento possa far grippare i mercati globali del credito.

La Royal Bank of Scotland è una delle più grandi banche che stanno testando la sua capacità di affrontare una rottura dell’eurozona: “Facciamo molti stress test su quello che potrebbe succedere se l’eurozona si dovesse frantumare o se alcuni particolari eventi dovessero verificarsi, come l’espulsione di alcune nazioni dall’euro”, ha detto Bruce van Saun, direttore della finanza della RBS. Ma, ha aggiunto: “Non vogliono farla sembrare più grave di quanto sia.”

Alcune imprese stanno prendendo precauzioni simili. Il gigantesco operatore turistico tedesco TUI ha di recente fatto sensazione in Grecia, dopo aver inviato lettere agli albergatori greci chiedendo che i contratti vengano rinegoziati in dracme per proteggersi dalle perdite se la Grecia dovesse uscire dall’euro. TUI ha preso questa iniziativa pochi giorni dopo che la Cancelliera Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy avevano riconosciuto, nel corso di una riunione dei leader del G-20 tenuta all’inizio di questo mese a Cannes, che la Grecia avrebbe potuto lasciare l’unione monetaria.

Giovedì la banca centrale greca ha avvisato che se la nazione non riuscirà a migliorare rapidamente le sue finanze, la domanda sarà “se il paese debba rimanere o meno nell’area euro”.
In un sondaggio pubblicato mercoledì su circa 1.000 dei suoi clienti, Barclays Capital ha detto che circa la metà si aspettano che almeno uno dei paesi esca dall’eurozona; il 35 per cento che la rottura sia limitata alla Grecia, e uno su 20 si aspetta l’uscita di tutti i paesi periferici entro il prossimo anno.

Alcune banche stanno ora guardando ben oltre i confini del proprio paese.
Venerdì Merrill Lynch è stata l’ultima a emettere un report in cui si analizza cosa accadrebbe se alcuni paesi dovessero lasciare l’eurozona e ritornare alle loro vecchie monete.
Se Spagna, Italia, Portogallo e Francia dovessero oggi ripartire a stampare le loro divise, queste probabilmente si indebolirebbero contro il dollaro, riflettendo la relativa debolezza delle loro economie, questo in breve è il calcolo di Merrill Lynch, mentre invece le monete delle economie più forti di Germania, Paesi Bassi e Irlanda (!?) probabilmente si rafforzerebbero sul dollaro, secondo l’analisi.

In Asia le banche e i regolatori osservano la situazione con sempre maggiore allarme. Norman Chan, il direttore esecutivo della Hong Kong Monetary Authority, ha affermato mercoledì che i regolatori hanno incrementato la sorveglianza sull’esposizione delle banche con l’Europa.
Questi stanno lavorando con i manager delle banche sugli stress test per determinare come la stabilità finanziaria delle banche possa essere colpita da un maggiore dissesto finanziario in Europa, ha detto un banchiere di Hong Kong che vuole rimanere anonimo.

Il pericolo principale di una rottura dell’euro breakup - afferma Stephen Jen, collaboratore di gestione con la SLJ Macro Partners di Londra, è il “rischio della ridenominazione”, l’effetto imprevedibile che la rottura dell’euro avrà sui titoli finanziari mentre le nuove monete cercano il proprio livello sul mercato e i valori dei contratti stipulati in euro vengono rivalutati.
La maggior parte delle persone spera che questo non accadrà. “Ricordate quando Lehman andò in bancarotta, nessuno poteva anticipare cosa sarebbe successo dopo”, ha affermato il banchiere francese che non era autorizzato a parlare in pubblico. “ e quella era una compagnia, non una Nazione. Se un paese dovesse lasciare l’euro, fate conto di moltiplicare l’effetto Lehman per un fattore 10”, ha detto.

Aggiornamento
Dopo aver citato l'articolo del NYT jeri, il Sole24Ore ne riparla oggi, domenica 27 novembre... clicca su questo iperlink se vuoi leggere come la mettono giù loro.
Qualche breve stralcio del loro articolo:

"Una delle principali obiezioni che vengono opposte all'ipotesi di un ritorno alle valute nazionali è d'altra parte il prezzo enorme che il sistema finanziario europeo si troverebbe a pagare.
Credit Suisse calcola che il solo impatto diretto sulla Bce e sulle banche del Vecchio Continente (entrambe con i portafogli pieni di titoli sovrani) possa aggirarsi sui 600 miliardi di euro: anche senza considerare i costi indiretti si tratterebbe di una somma molto vicina a quella necessaria per «salvare» Italia e Spagna (che peraltro in questo momento hanno problemi di liquidità e non di solvibilità) e quindi l'eurosistema".

"Jp Morgan, Barclays Capital e altre banche d'affari pensano che nei primi mesi del 2012 la Bce possa infrangere al ribasso il «tabù» dell'1% e portare così il costo del denaro fino allo 0,5%. Questo significherebbe ridurre anche (possibilmente fino a zero) la remunerazione per i fondi che sono depositati presso di lei, un incentivo per le banche a rimettere in circolo il denaro e a non lasciarlo parcheggiato".

Fitch taglia il rating a 8 piccole banche italiane

Magari una di questa è la vostra o una delle vostre, quindi mi pare giusto pubblicare questo breve messaggio, giusto per sapere:

Di Luca Fiore, Sabato 26 novembre 2011
  
Fitch ha annunciato di aver ridotto il rating di lungo termine e quello sull'autosufficienza di otto banche italiane. Gli istituti coinvolti sono il 





Credito Emiliano (BBB+ da A), 
Credito Valtellinese (BBB da BBB+), 
Popolare dell’Emilia Romagna (BBB da A-), 
Popolare dell’Etruria (BB+ da BBB), 
Popolare di Milano (BBB da A-), 
Popolare di Sondrio (A- da A), 
Popolare di Vicenza (BBB da BBB+) 
Veneto Banca (BBB da BBB+). 
    
Tutti gli outlook sono negativi

Immobili NO, Terreni Agricoli Peut-Etre

Qualche lettore mi ha chiesto (sopratutto in via privata) come ho differenziato io il mio portafoglio e consigli su come comportarsi col proprio. Beh, sconsiglierei l'immobiliare al momento e a chi volesse comprare casa adesso ribadirei caldamente di aspettare almeno un pajo di annetti. 

Qualche conoscenza del settore immobiliare ce l'ho ed è qualche anno che vado ripetendo ad un mio amico "possidente" che mi aspetto una sensibile caduta dei prezzi del mattone. 
Finalmente qualche giorno fa è apparso un acclamatissimo articolo su Rischio Calcolato in cui l'autore, Giovanni Baudo, ha affermato esattamente le stesse cose. A chi si fosse perso l'articolo ne consiglio vivamente la lettura. Compresi i commenti. Ne raccomando la lettura sopratutto a chi avesse in testa la malaugurata idea di contrarre proprio adesso un mutuo in euro (come il mio amico Albi!).
Trovate l'articolo cliccando sul titolo dell'articolo:

di Giovanni Baudo, apparso su Rischio Calcolato
Martedì 22 novembre 2011


Ma al di là dell'immobiliare e dell'Italia sembra destare invece molto interesse, recentemente, l'investimento in terreni agricoli:

Fonte: Come Don Chisciotte, e originariamente in servindi.org, tradotto da Supervice di CDC.
Domenica 26 novembre 2011

… Si sa che i fondi pensione, a livello mondiale, gestiscono 23 trilioni di dollari di attivi. I più grandi sono quelli amministrati dai governi, come nel caso di Giappone, Norvegia, Paesi Bassi, Corea e Stati Uniti. (Vedi il quadro dei maggiori fondi pensione a livello mondiale).
I fondi pensione sono stati colpiti durante l’ultima crisi finanziaria. Per questo, molte di queste amministrazioni di fondi si sono indirizzate verso le terre agricole, molto appetibili per una chiara ragione di domanda e offerta: la popolazione mondiale in aumento che ha bisogno di alimenti.
Per di più, gli amministratori di questi fondi ritengono che i prezzi delle terre sono relativamente bassi in paesi come Australia, Sudan, Uruguay, Russia, Zambia o Brasile.
Questi fondi prendono in considerazione i benefici a lungo termine per il prezzo in aumento dei terreni e per le entrate che andranno a percepire con le vendite dei raccolti, la produzione di latte e di carne.

L'agricoltura è chiaramente una fonte di profitti futuri per gli investitori, coi prezzi delle commodities e degli alimenti in rialzo, ed è per questo che ultimamente i fondi pensione hanno iniziato a investire fortemente in questa direzione.
Barclays Capital ci informa che dieci anni fa i fondi istituzionali investivano circa 6 miliardi di dollari in merci o commodities, mentre attualmente la cifra è salita a 320 miliardi.
Di questi 320 miliardi, i fondi pensione ne investono circa 100. E questi investimenti sono dedicate per gran parte alle terre agricole, beni offrono ritorni annuali tra il 10 e il 20 per cento.
Attualmente, i fondi di pensioni hanno circa tra l’1 e il 3 per cento dei loro portafogli investiti nelle commodities di terre agricole. Si stima che per il 2015 si arrivi a una percentuale tra il 3 e il 5 per cento.

Leggi tutto l’articolo su ComeDonChisciotte.